Ospedale, casi di scabbia al 2° padiglione: l’Asl cambia i materassi

Luca Carneglia, direttore dell'Ospedale di Livorno

Quattro casi di scabbia nelle ultime 4 settimane. Si sono registrati nel reparto di Medicina al 2° padiglione. Il parassita ha colpito tre pazienti, tutte donne, e un’operatrice socio-sanitaria. L’Asl esclude che si tratti di un’epidemia: «Sono casi possibili», sottolinea il direttore dell’ospedale Luca Carneglia.Ma vista la concentrazione in così poco tempo e nel medesimo reparto, la direzione ospedaliera sta approfondendo la situazione per capire intanto se si tratta di contagi avvenuti tra le mura di viale Alfieri oppure prima che le tre donne fossero ricoverate, se l’incidenza della malattia sia aumentata rispetto al passato e per individuare gli eventuali fattori che possano aver giocato un ruolo nella diffusione della malattia.
È chiaro che il nodo principale è legato alla fonte d’infezione, cioé a dove la scabbia sia stata contratta dalle tre pazienti, mentre per l’operatrice socio-sanitaria è presumibile – ma non ancora certo – che il contagio possa essere avvenuto sul lavoro.
«Il periodo di incubazione della malattia è lungo, va da due a sei settimane – continua Carneglia -. Riscontrare la scabbia in una persona ricoverata può voler dire in molti casi che l’abbia portata essa stessa in reparto».
È l’ufficio di Igiene Pubblica dell’azienda, a cui è stata inviata la segnalazione di legge, ad avere il compito di stabilire dove è avvenuto il contatto che ha causato l’insorgenza della scabbia in tutti i 4 casi avvenuti al 2° padiglione. La risposta sarà fondamentale per escludere che ci sia un focolaio epidemico nel reparto di Medicina.
L’Asl intanto ha sostituito tutti i materassi e i cuscini delle camere in cui erano ospitate le pazienti contagiate. «Una misura cautelare», spiega Lisanna Baroncelli, vice di Carneglia.
Lunedì 30 luglio gli addetti hanno iniziato il ricambio dei primi sette letti e l’operazione proseguirà in questi giorni in altre camere. Lenzuola, abiti e biancheria usati negli ultimi tre giorni dalle pazienti contagiate sono state invece infilate – come da procedura – in un sacco apposito per seguire il trattamento previsto in questi casi: 48 ore isolati all’interno del contenitore dopo aver irrorato uno spray insetticida per annientare il parassita portatore della scabbia, e poi lavaggi a 60 gradi.
«Le pazienti coinvolte sono state immediatamente sottoposte a terapia, le lesioni coperte e abbiamo provveduto all’isolamento fisico o funzionale delle tre signore – continua Baroncelli – in modo che non ci fossero contatti con altri ospiti del reparto. Dopo 48 ore dall’inizio della terapia ad ogni modo non c’è più rischio di contagio».
Va detto che casi di scabbia all’interno dell’ospedale non sono rarissimi. Periodicamente si verificano epidemie soprattutto a carico di strutture di ricovero per anziani, che sono le persone che per carenze immunitaria hanno più facilità a contrarre la malattia. L’ultimo caso importante, come scriviamo a fianco, avvenne nel 2014 quando i contagiati furono 12. A Pisa, nello stesso anno, invece furono contagiate addirittura 300 persone.
«Il contagio – continua Carneglia – avviene attraverso il contatto diretto per un certo periodo di tempo, ma può avvenire anche attraverso le lenzuola, per le quali appunto è previsto un trattamento particolare».

Fonte: Il Tirreno Livorno

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