«Ora ricompriamoci gli ospedali». La Regione studia la exit strategy

Stefania Saccardi, assessore regionale alla Sanità

Stefania Saccardi vuole provare a girare pagina. Una piccola rivoluzione copernichiana, che, peraltro, suonerebbe come una bocciatura del modello attuato dalla Regione Toscana negli anni scorsi. Un modello che ha appaltato ai privaiti, tramite il project financing la conduzione dei servizi non sanitari dei quattro nuovi ospedali, compreso quello di Prato. Il tutto tra mille polemiche. Tornare indietro? Saccardi ci pensa davvero. Per quanto il costo per una uscita di scena di un gigante come Astaldi ­ che lo scorso anno invitò proprio la Regione a ricomprarsi il tutto ­ non sia certo da poco. Si parla di cifre che si aggirano intorno ai 200 milioni per chiudere il rapporto ed evitare di andare avanti per tutti i 19 anni di concessione previsti; una concessione voluta dall’ attuale presidente regionale Enrico Rossi. Saccardi, ospite di CardioLucca 2017, ha tracciato le linee della sanità regionale del futuro. Molti contestano la scelta di aver affidato ai privati, con il project financing, la gestione dei nuovi ospedali. «Quando sono stati costruiti il project financing rappresentava l’ unico modo per trovare le risorse, ma a essere sincera se riuscissi a chiudere la realtà del project financing sarei contenta. Sto studiando per capire come e quando tutto questo potrebbe essere realizzato, riportando tutto sotto la sanità regionale: non è un’ operazione facile, ma merita di essere approfondita, ci costerebbe indubbiamente, ma eliminerebbe una serie di problematiche che sono emerse chiaramente nel tempo». A proposito di problematiche vecchie e nuove, i quattro ospedali sono spesso al centro delle polemiche. «Lo so. C’ è da tenere conto che alcuni di essi sono stati progettati molti anni fa e in dieci anni la realtà è cambiata, a maggior ragione in un settore delicato come quello della sanità. Detto questo, credo che avere ospedali nuovi sia una ricchezza per tutti e non un limite: abbiamo fatto il più grosso investimento a livello italiamo. Sono stati ben sei gli ospedali riqualificati». La scelta di andare verso ospedali per intensità di cura avrebbe bisogno di ulteriori strutture, che mancano. «La rete territoriale non funziona: stiamo lavorando su quella, ci stiamo concentrando sulle cure intermedie, sugli hospice e quant’ altro come le cure domiciliari, oltre a rafforzare la medicina generale».

Fonte: La Nazione Prato

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