Nomine e fughe, duelli sulla sanità

Il presidente toscano incalzato dai sindacati

Approfitta della smentita ai rumors sulla presunta fuga di Monica Calamai dalla direzione della sanità toscana per ribadire quello che farà al vertice delle aziende sanitarie. «Nei prossimi giorni – afferma perentorio il presidente della Regione, Enrico Rossi – procederò anche alla nomina del direttore della Asl Toscana Sud. Tutto questo esercitando le mie prerogative e scegliendo in coscienza, come ho fatto già per la dottoressa Calamai, le figure e le persone che ritengo più adeguate, più competenti e più appassionate a svolgere ruoli così decisivi e tanto importanti per la vita dei cittadini toscani».Un viatico per l’ascesa di Antonio D’ Urso al vertice della terza Asl che manca all’appello, dopo la conferma di Morello all’Asl Centro e la nomina di Maria Letizia Casani a direttore generale della Asl di Pisa. Da parte sua Monica Calamai nega la sua voglia di fuga. «Non ho alcuna intenzione di lasciare il mio attuale incarico per assumerne altri in Regioni diverse dalla Toscana. Facendo domanda ho semplicemente esercitato un mio diritto, allo scopo di essere inserita negli elenchi per ruoli di direzione di altre Regioni. Finché la giunta regionale e il presidente Rossi mi confermeranno la loro fiducia – conclude Calamai – resterò a svolgere il lavoro che mi è stato assegnato».
Ma le continue baruffe sulla sanità toscana offrono il destro a Stefano Mugnai, coordinatore regionale e vicepresidente del gruppo Forza Italia alla Camera per parlare di declino del modello toscano. «Solo per restare sui fatti degli ultimi giorni: si parte con l’assessore alla sanità Pd renziana, Saccardi, che censura il presidente della commissione sanità Pd renziano, Scaramelli, perché distribuisce volantini del Pd, all’interno dell’ospedale delle Scotte. Lo stesso Scaramelli, che ingaggia una feroce querelle con il presidente della giunta Rossi sulla nomina del direttore generale di una delle tre asl. Nel frattempo l’emorragia di professionisti continua, accompagnata dalla fuga di dirigenti».

Fonte: La Nazione Siena

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