Nemmeno una donna fra i più ricchi in corsia

Maria Teresa De Lauretis, direttore generale Asl Toscana Nord Ovest

Sebbene siano riuscite ad infrangere il dominio del maschioalfa in corsia, in molti casi acciuffando il timone di reparti o dipartimenti, le donne in camice bianco sembrano meno interessate ad arricchirsi dei colleghi, più devote alla”missione” che alla professione. O meglio: le medichesse impegnate negli ospedali e nei presidi sanitari del territorio della vecchia Asl 5 sono meno ricche dei colleghi medici perché molto più concentrate di loro sul servizio pubblico e molto meno dedite all’attività privata. È ciò che raccontano i redditi (lordi) 2016, pubblicati dall’Aslona della Toscana nord ovest guidata da Maria Teresa De Lauretis che per gli stipendi dei medici pisani ha speso 35,5 milioni. Fra dottori e dottoresse impegnati in provincia, al Lotti di Pontedera o Volterra, al presidio di via Garibaldi a Pisa o in tutti quelli della Valdera o della Valdicecina, non c’è nessuna donna nella top ten degli stipendi. I primi 10 posti sono occupati da uomini. Poco importa che su 16 incarichi di vertice fra dipartimenti e distretti 7 siano appannaggio di medici o chirurghi donne. Niente. A guadagnare di più sono i maschi. Per scovare una medichessa al comando bisogna scorrere fino alla quattordicesima posizione, dove si trova Emanuela De Franco, direttrice del dipartimento di prevenzione a Pisa e responsabile dell’area sanitaria nelle carceri. Guadagna 139mila euro all’ anno, appena 2.250 racimolati con la libera professione. Così svetta su tutti Graziano Campinoti, che vanta un reddito da oltre 280mila euro. Primario della Medicina occupazionale, è il dottore dei dottori. Nel senso che è il medico dei dipendenti dell’Asl, si occupa dei problemi sanitari in azienda. L’ attività interna gli frutta circa 110mila euro, quella privata, da consulente di aziende esterne, 165mila. E non è il solo a rastrellare un corposo surplus grazie a visite e prestazioni private, del resto legittime per tutti i professionisti della sanità pubblica in regime di intramoenia o extramoenia. Franco Carnesecchi, superprimario delle Ortopedie di tutta l’area pisana, guadagna 205mila euro all’anno, di cui oltre 81mila provenienti dalla libera professione. Così il ginecologo Massimo Srebot, primario di Ostetricia a Pontedera, conosciuto in Toscana e in Italia per essere il pioniere della pillola abortiva Ru486: l’ anno scorso ha messo assieme uno stipendio da più di 171mila euro, 55mila dei quali incassati grazie all’ intramoenia. Insomma, quasi per tutti i dottori della sezione pisana dell’Aslona a fare la differenza in quanto a ricchezza è la quota di reddito accumulata attraverso l’ attività privata. Per rivedere una donna nella parte alta di questa classifica dopo, si scende alla 16esima posizione, dove si piazza Sabina Ghilli. Direttrice dell’Alta Valdicecina, guadagna 137mila eruo, zero dall’intramoenia. Al 18esimo posto Marcella Filieri con 135mila euro di reddito. Anche lei non si concede al privato. Ma niente è quasi mai come sembra: i grandi numeri nell’intramoenia sono spesso indice di prestigio e dell’alta professionalità di che il pubblico può offrire, è la tesi con cui i sostenitori dell’intramoenia da anni fronteggiano critiche e affondi di chi, come il presidente toscano Enrico Rossi, vi intravede un bug del sistema sanitario nazionale, una sanità “parallela” che spesso sconfina nel far west. Renato Felipetto, studi all’ università i Pisa e una carriera all’ Asl di Livorno fino alla grande fusione, è uno degli urologi più bravi d’ Italia (171mila di reddito, di cui 63mila da libera professione); il centro di Roberto Andreini (165mila, 46mila da intramoenia) al Lotti di Pontedera è uno dei migliori per la cura della tiroide in Toscana, forse sarebbe stato il migliore se a due passi da lui, a Cisanello, non ci fosse da anni il “tempio dell’endocrinologia” italiana, fino a due anni fa guidato da Paolo Miccoli e ora da Paolo Vitti. E se c’ è uno spartiacque fra Asl e Aoup, non è solo clinico: a scavare un fossato fra l’azienda sanitaria locale e quella ospedalier-ouniversitaria sono proprio i redditi dei medici. Nel policlinico, nel 2015, i più ricchi sono risultati i primari universitari, i prof insomma, che quest’anno non compaiono negli elenchi dei compensi dell’ Aoup (non sono disponibili neppure sul sito Unipi) sebbene la legge imponga siano pubblici. L’ endocrinologo Vitti dichiarò 492mila euro, di cui 377mila provenienti dalla libera professione; il dentista Mario Gabriele un reddito da 490mila, gran parte (377mila) costruito sulla attività privata. A Cisanello, anche da questo punto di vista, le donne se la passano meglio. In nona posizione c’era un’ospedaliera, Maria Grazia Bongiorni, con 276mila euro, una delle migliori cardiologhe italiane. Fanno la fila da Palermo ad Aosta per una visita con lei, non un caso forse che più della metà dei suoi guadagni arrivi dalla libera professione.

Fonte: Il Tirreno Pisa

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