Nel campus dei futuri pediatri. Così nasce il «Grande Meyer»

Importante accordo per il presidio fiorentino

Un campus che proietta il Meyer come punto di riferimento europeo per la pediatria e che trasforma l’ospedale pediatrico fiorentino nel «Grande Meyer». Non solo curare i bambini, ma anche studiare come curarli e poter insegnare le conoscenze acquisite: è questo l’obiettivo del Meyer Health Campus, che nasce al posto della vecchia facoltà di teologia di via Cosimo il Vecchio, a pochi passi dall’ospedale.Ieri sono stati inaugurate le prime undici aule, per circa mille metri quadrati, di una realtà che dal 2019 sarà a pieno regime con 4.500 metri quadri complessivi. Il campus sarà diretto dal professor Maurizio De Martino e ospiterà tutte le attività di formazione e ricerca in campo pediatrico dell’Università di Firenze, le cinque
scuole di specializzazione, i corsi di perfezionamento, i master, la ricerca infermieristica, un centro di simulazione pediatrica ­ una sorta di palestra per i futuri medici, diretta dal dottor Marco De Luca ­ e un
auditorium da 150 posti.
Ci sarà spazio anche per le associazioni dei genitori e di volontariato, oltre a un parco da quasi cinque ettari. Entro quest’anno sarà poi completata la strada pedonale che collegherà il campus, il più grande d’Europa, all’ospedale, che così si potrà dedicare totalmente sull’assistenza e la cura dei bambini.
«Il Meyer dà una casa ai propri saperi -­ spiega il direttore generale Alberto Zanobini ­- Formazione, ricerca, cure migliori, confronto tra colleghi e, soprattutto, la possibilità di imparare a rispondere alle situazione mediche inedite». Il Meyer, che aveva comprato l’ edificio dalla Curia a settembre 2016, in un anno e mezzo «ha già fatto il primo miracolo», aggiunge il dg. Mentre l’arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori, si è detto emozionato per essere tornato nella sua vecchia facoltà di Teologia: «Una volta questa era casa mia». Da parte sua, l’assessore regionale alla salute, Stefania Saccardi, ha spiegato che il campus non servirà solo
a formare solo i futuri medici dell’ospedale, ma quelli di tutta la rete pediatrica toscana «che vogliamo che garantisca ovunque gli standard qualitativi del Meyer». Saccardi ha parlato a più riprese di «Grande Meyer», che diventa «un punto di riferimento per tutto il Paese». Il rettore dell’Università di Firenze, Luigi Dei, ha fatto invece una lectio magistralis, tra l’appassionato e il divertito, sul ruolo della «cultura come identità e
meticciato», come apertura al dialogo tra mondi diversi.
Concetti chiave della filosofia del nuovo campus, che non sarà solo un luogo di formazione, ma anche di confronto e di scambio internazionale, sia per la foresteria che ospiterà docenti e studenti stranieri, sia per un’innovativa sala multimediale avveniristica: 26 posti, con nove maxischermi e due telecamere che si orientano automaticamente verso chi ha il microfono acceso. Conferenze internazionali, consulti immediati con l’altro capo del mondo su un caso clinico complesso, ma anche collegamenti in diretta dedicati agli specializzandi con le sale operatorie del Meyer, con tanto di ponte audio per fare domande al chirurgo. Così, la scuola di pediatria di Firenze, già oggi, la prima scelta a livello italiano, punta davvero a diventare un punto di riferimento
internazionale.
L’inaugurazione del Meyer Health Campus, finanziato con quattro milioni dallo Stato e dalla Fondazione Meyer, ha vissuto un momento toccante col battesimo della sala di lettura, intitolata alla memoria di Lucrezia Borghi. Nel 2016, la giovane studentessa, assieme al fratello Gregorio, aveva deciso di devolvere alla Fondazione parte dell’eredità della nonna Romana, da poco scomparsa. Ma, durante l’Erasmus in Spagna, il 20 marzo 2016, la
giovane di Greve in Chianti morì in un incidente stradale a Tarragona, nel quale persero la vita 13
studentesse, di  cui 7 italiane. Così, la donazione che avrebbe dovuto essere fatta a nome della nonna, fu tragicamente fatta a nome di Lucrezia. «È stata un’ambasciatrice, una viandante di conoscenza», ha detto
commosso il presidente della Fondazione Meyer, Gian Paolo Donzelli. E sulla targa che porta il suo nome, c’è
una frase di Lucrezia: «La felicità più grande è quella di avere un orizzonte completamente aperto, e del
trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo, ricordando sempre che la vità è un dono». Parole che fanno eco alla
lectio magistralis del rettore Dei: «L’Università è il luogo dove si coltivano sogno, curiosità e desiderio».

Fonte: Corriere Fiorentino

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