Modello sanità: così diventa centrale la figura del medico di famiglia

Enrico Desideri, direttore generale Asl sud-est

Il medico di famiglia assume un ruolo centrale nel modello di cura delle reti cliniche integrate e strutturate di cui la Asl è promotrice e principale sede di sperimentazione. Con la firma dell’accordo integrativo per la medicina generale, il medico di famiglia diventa l’interfaccia dello specialista per una completa presa in carico del paziente e, quindi, il principale responsabile clinico. Spetterà a lui individuare i cittadini fragili o predisposti a malattie croniche e intervenire prima che le patologie insorgano o si aggravino, indirizzandoli a stili di vita sani o tenendo sotto controllo l’evoluzione delle malattie mediante
visite programmate.
L’obiettivo è che entro i prossimi tre anni tutti i medici di famiglia facciano parte della sanità d’iniziativa per avere una copertura totale della popolazione.
Altro importante compito affidatogli è di promuovere l’ integrazione tra le diverse professioni che lavorano in team e che sono dedicate ai cittadini con patologie croniche: viene così promossa la continuità di cura dal momento della dimissione fino al domicilio.
Anche la guardia medica potrà accedere alle informazioni del paziente prima di effettuare una visita domiciliare, garantendo la piena continuità delle cure con l’ assistenza primaria entramdo a fare parte del team composto da medico di famiglia, specialisti, infermiere e assistente sociale. «Il team ­- spiega la Asl ­- è essenziale nel modello organizzativo del sistema di cura. Infatti, al centro delle “Reti cliniche integrate e strutturate si prevede, oltre alla personalizzazione e umanizzazione delle cure, un piano individuale assistenziale concordato dai professionisti del team, che saranno sempre gli stessi per quel paziente».
La formulazione del piano è già strutturata per quattro percorsi: malattie cardiovascolari, ictus, diabete e
malattie broncopolmonari. Si aggiungono due percorsi, cioè ipertesi e diabetici in fascia 40­69 anni che non hanno avuto eventi cardiovascolari maggiori, ma con un alto rischio vascolare, e per le persone di qualsiasi età che hanno avuto eventi cardiovascolari.

Fonte: La Nazione Arezzo

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