«Medici un ruolo fondamentale nell’associazione per delinquere»

Marco Nassi, sostituto procuratore di Grosseto

In Pandora l’ associazione per delinquere c’ era, eccome se c’ era. Perché c’ era un’ organizzazione in cui, a dibattimento concluso, i ruoli ormai sono ben definiti e in cui i medici svolgevano un ruolo fondamentale. È questo il ragionamento che il sostituto procuratore Marco Nassi svolge nella prima parte della sua requisitoria a conclusione del lungo processo per le presunte truffe alle assicurazioni che facevano perno sullo Studio Verde e con i falsi incidenti presentati alle compagnie per ottenere i rimborsi. Per niente presunte e del tutto reali, secondo l’ accusa, che rinvia per i dettagli (per i cosiddetti “reati fine”, anche per quelli che si avviano verso la prescrizione ­ gli imputati si riservano di comunicare se avvalersene o no) alla prossima udienza, impegnandosi intanto a dare una cornice significativa a un modo di operare illecito scoperto casualmente da intercettazioni. «Pandora è molto più di quello che si è visto in questo processo», esordisce il pm facendo riferimento agli altri filoni che non sono ancora arrivati nemmeno all’ udienza preliminare. Davanti al collegio, presenti un paio dei cinquanta imputati (Palumbo e Ragazzini), lo definisce «un fenomeno endemico che ha pervaso Grosseto e non solo Grosseto» e fa riferimento a un caso del tutto similare avvenuto a Livorno, punito con sentenza definitiva del 2012. Anche a Grosseto, anche a Studio Verde, secondo Nassi c’ era un’ organizzazione: gli ideatori di quella che doveva essere «una fabbrica per un’ attività lecita» (lo studio infortunistico) poi scivolata nel penale erano consapevoli che per entrare nel mercato servivano dei canali: «medici compiacenti, che non visitavano i pazienti o che erano dispostissimi a retrodatare i certificati; segnalatori, come i paramedici e le forze dell’ ordine (e segnalare è corruzione), carrozzieri, testimoni, conducenti, trasportati». Tutti avevano un ruolo, tutti erano indispensabili, sia per gli infortuni semplici, dove c’ erano da fare soltanto alcuni aggiustamenti, sia (e a maggior ragione) per quelli complessi, dove c’ era tutto da inventare perché relativi a incidenti stradali mai avvenuti: luogo, persone, dinamica, infortuni. Secondo Nassi, Pandora 1 non è solo Luciano Pantini, il carrozziere morto nel corso del procedimento o Paolo Palumbo, «l’ eterno praticante avvocato, il confusionario, il maneggione, il millantatore, anche se il controesame ha poi dimostrato che non millantava tanto». La colpa non è di questo o di quello (i due erano poi entrati in contrasto): c’ è tanto anche nel mezzo, secondo l’ accusa riferendosi al vertice di Studio Verde, Stefano Rossi, Simona Bonsanti e l’ avvocato Gabriele Valassina. Analizzando un caso “semplice” e rileggendo le intercettazioni come se guardasse da «un buco della serratura», Nassi ricava le «regole interne» di Studio Verde: l’ infortunio che da casalingo (e non coperto da assicurazione) diventa stradale (risarcibile), il minimo dei giorni da indicare nel certificato medico, gli eventuali aggravamenti da aggiungere strada facendo, il coinvolgimento di falsi testimoni. Poi entrano in scena i medici coimputati. E di loro Nassi traccia un quadro non lusinghiero. Di Francesco Bozzi dice che «ha svilito la sua professione», prestandosi a compilare certificati falsificati, anche in assenza della paziente. Citando Palumbo, ricorda che questi aveva chiamato in causa anche Giuseppe Retali (per il modus operandi in altra agenzia) e che si era parlato della “regola” che porta il nome del professionista («vedere una volta il paziente e poi fare più certificati», senza più visitarlo). Spigolando nell’intercettazione in cui parla il dottor Giovanni Baldi, il pm ricava per lui un quadro «desolante», «una panoramica avvilente», nella quale era «ben calato» anche un altro medico, il dottor Massimo Setti. Nella requisitoria risuonano i modi di dire ascoltati al telefono o ribaditi in aula: il «do ut des» che simboleggia il via vai di pratiche e pazienti tra agenzie e medici, il «trustec» che sintetizza l’ imbroglio così come raccontato da Valassina.

Fonte: Il Tirreno Grosseto

(Visto 316 volte, 1 visite giornaliere)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *