Medici in gara sulla pelle dei pazienti

Riccardo Vannozzi, direttore Neurochirurgia AouP

Ha rifiutato e sta rifiutando proposte da mezzo mondo, molte delle quali da colossi privati pronti a ricoprirlo di soldi. Perché lui sa, molto meglio di altri, grazie anche al sapiente utilizzo delle nuove tecnologie, togliere e annientare i “mostri” dai cervelli. Per carità, Riccardo Vannozzi è un medico, è un chirurgo. Non è un mago, non un curatore. Molti pazienti non ce l’ hanno fatta e non ce la faranno a liberarsi dalla morsa del tumore e dell’aneurisma, ma tanti altri sì. Si sono riconciliati e si riconcilieranno con la vita, con la parola “futuro”. Mentre siamo nel suo studio gli telefonano in videochiamata perfino dall’Albania: è un padre di famiglia operato di recente, gli chiede il permesso di alzarsi dal letto e di cominciare a passeggiare per casa. «Non solo te lo permetto gli risponde con tono perentorio . Te lo ordino: devi alzarti e muoverti. Ha ragione tua moglie, la devi ascoltare».
Dall’ Italia e dall’estero le sirene continuano a suonare al cellulare di Vannozzi. Ma lui, pisano di nascita (è di Pontedera), direttore dell’ unità operativa di neurochirurgia dell’ Azienda Ospedaliero­Universitaria di Pisa (policlinico di Cisanello), prosegue sulla strada del «No, grazie». Perché ha sempre creduto, fermamente e convintamente, nel modello toscano della sanità. Ci ha creduto e ci crede. Forse. «Voglio continuare a crederci ­ ci dice ­ ma penso di poter dire che non siamo sulla strada giusta. Nel modo più assoluto. C’ è da invertire la tendenza. E alla svelta. In realtà non è passato molto tempo da quando, una decina d’ anni fa, “Le Monde” indicò il modello toscano della sanità come il migliore in Europa insieme a quello francese. Nella sostanza, però, sembrano passati anni luce. Perché la logica secondo cui la collaborazione tra le nuove Aziende sanitarie di area vasta e le Aziende ospedaliere per una ripartizione e un equilibrio territoriali delle professionalità e delle specializzazioni era sì azzeccata e funzionale, ma ora si sta sgretolando. Deve essere rilanciata come la nostra bussola quotidiana, altrimenti si rischia di azzerare tutti i successi collezionati. I due maxi soggetti in questione devono tornare a parlarsi e a programmare insieme. Deve esistere un grande organismo diffuso sul territorio, che collabora in rete attraverso i suoi diversi plessi e operatori di riferimento». Il pericolo è che torni di moda il concetto di competitività. E quando quest’ ultima è interna, e per giunta tra camici bianchi e dirigenti, i guai e i danni sono dietro l’ angolo. Perché i pazienti, i malati, si sa, non possono essere considerati solamente dei numeri e degli importi in fattura da spostare da un’Asl ad un’ altra. «La competizione in sanità ­ afferma il dottor Vannozzi­ deve esaltare la creazione chirurgica. Non la quantità. Non è questa che deve e può contare. Io, come numerosi altri colleghi, voglio poter fare quello che so fare e, di conseguenza, avere a disposizione quelle tecnologie che mi permettono di esprimermi e lavorare al meglio delle potenzialità. Cisanello ha delle eccellenze, Livorno ne ha altre, così Lucca e Massa. È perfettamente logico che i medici e tutti gli ospedali della Toscana o dell’ Azienda Usl Nord Ovest non possano far bene tutto tutti. E deve essere chiaro che ogni struttura, per le sue peculiarità e per le sue professionalità, debba essere dotata di un’ adeguata destinazione tecnologica». Proprio negli ultimi giorni Vannozzi ha letto di graduatorie, di ospedali in lizza per le prime posizioni della classifica toscana stilata sulla base del numero degli interventi chirurgici, di percentuali di operatività che salgono e di commenti entusiastici. Lui non ci sta, dice chiaro e tondo che può essere l’ inizio del declino della sanità toscana. «La verità ­ sostiene il direttore dell’ unità operativa di neurochirurgia ­ è che in questo modo, ragionando così, si rischia di operare anche chi non va operato, chi può evitare di andare sotto i ferri. Io sono un chirurgo, ma sono anche per contenere l’ attività chirurgica, ovviamente nei limiti del possibile e del lecito. Perché certi risultati si possono, in taluni casi, raggiungere benissimo anche senza la sala operatoria. Un conto è avere nella disponibilità attrezzature risalenti al 1994, un altro conto è averne del 2016 o del 2017. E a Cisanello, per fortuna, per combattere contro neoplasie e aneurismi posso contare su un’ attrezzata neuroradiologia, su angiografi di ultima generazione e sulla risonanza magnetica a 7 tesla. Stesso discorso, ad esempio, per il centro di senologia che ci viene invidiato da tutta Europa». A proposito di tecnologia in campo sanitario Vannozzi è pronto a far debuttare in sala operatoria un laboratorio di genetica molecolare. L’ obiettivo è quello di studiare più da vicino e con tempi più celeri il tumore che viene asportato e su cui lavora l’ équipe chirurgica. «Oggi è fondamentale ­ spiega il primario­ creare la carta d’ identità della neoplasia su cui interveniamo, verificando quali sono la sua origine, il suo sviluppo e i suoi difetti, ossia i lati deboli che è possibile eventualmente aggredire con le cure successive. Perché non è assolutamente vero che i tumori sono tutti uguali. Ogni persona ha il suo tumore, che è diverso da tutti gli altri. Studiandolo, cerchiamo anche d’individuare la sua più o meno spiccata sensibilità rispetto alle varie terapie».

Fonte: Il Tirreno Pisa

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