«Medici costretti a turni massacranti»

A Empoli riaperto reparto covid

I medici empolesi sono sul piede di guerra con l’Asl Toscana Centro per la situazione del reparto emergenza e del 118. A dichiarare lo stato di agitazione il Sindacato nazionale autonomo dei medici italiani, che contesta la scelta dell’azienda di non riconoscere la carenza di personale nell’area dell’emergenza.
Alcuni giorni fa, infatti, su sollecitazione della Regione l’Asl aveva pubblicato l’elenco dei posti scoperti all’interno di ciascun territorio. Nell’Empolese Valdelsa sono state rilevate otto carenze, di cui quattro tra i medici di famiglia e altre quattro per quanto riguarda la guardia medica. Ma nessun riferimento è stato posto sull’emergenza. «Dal 2016 lottiamo a forza di stati di agitazione nei confronti dell’ex Asl 11 di Empoli -­ attaccano Genoveffa Alfiero e Alberto Nannelli di Snami ­- per il perpetuarsi di problematiche per i medici del 118, prima fra tutte la carenza ormai cronica del
personale attivo. Negli ultimi due anni alcuni medici sono andati via, complici le condizioni di lavoro, e non sono stati sostituiti. Quest’anno finalmente la Regione ha autorizzato la pubblicazione delle zone carenti nelle aree di medicina di base, guardia medica ed emergenza 118. L’Asl Toscana Centro ha richiesto zero posti per quest’ultimo dipartimento, il che negherebbe la carenza di personale».
Una realtà ben diversa da quella raccontata dal sindacato dei medici, che contrattacca. «Da due anni continuiamo a subire un inaccettabile sovraccarico lavorativo ­ proseguono ­ a cui si vanno ad aggiungere i turni di reperibilità per coprire le malattie dei colleghi e per l’ esecuzione di trasporti assistiti in cui è richiesta la presenza del medico. Il risultato è un orario schizofrenico che non permette alcuna programmazione del giorno di riposo, difficoltà nella fruizione delle ferie, impossibilità di svolgere le ore di formazione obbligatoria previste. L’ aiuto fornito con attività incentivante da parte del personale di altri reparti è stato esiguo e non ha permesso di limitare il monte orario in
maniera significativa. Tutto ciò determina un’oggettiva situazione di stress per il personale medico
che può riflettersi in un potenziale rischio clinico per la popolazione in un settore critico come
quello dell’emergenza territoriale». E anche i tentativi di porre rimedio alla situazione da parte della Regione non sono riusciti a incidere nella sostanza. «Negli ultimi anni sono stati formati alcuni medici specialisti nell’urgenza, ma ben pochi si sono resi disponibili per il lavoro sul territorio e nessuno nell’area empolese. Come sindacato abbiamo deciso la riapertura dello stato di agitazione. L’incontro in prefettura per le procedure di “raffreddamento e conciliazione” tra le parti ha dato
esito negativo, in quanto l’azienda è rimasta arroccata sulle proprie posizioni non proponendo alcuna soluzione al problema se non una generica demedicalizzazione del territorio».

Fonte: Il Tirreno Pontedera

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