«Mancano caposala, bloccati gli interventi di artroprotesi: sanità in fallimento»

Uno dei presidi della Lunigiana in difficoltà

«L’Asl Toscana Nord Ovest continua a distinguersi per la chiara volontà di abbandono del territorio della Lunigiana attraverso il continuo depotenziamento di servizi di sanità ospedaliera e territoriali». Il capogruppo di maggioranza del comune di Pontremoli Jacopo Ferri torna ad attaccare l’azienda sanitaria. Tre i punti “critici”messi in luce: la sospensione degli interventi di artroprotesi programmati, la situazione delle caposala nei plessi ospedalieri lunigianesi ed infine la situazione, altrettanto della Prevenzione e della unità funzionale di Veterinaria e Sicurezza alimentare.Per quanto concerne il primo aspetto Ferri sottolinea come dopo le polemiche per la sospensione degli interventi di artroprotesi programmati in Regione si sia creato un fortissimo imbarazzo. «Il presidente Enrico Rossi ha provato addirittura a negare che il motivo della sospensione sia quello della mancanza di fondi». Ma, secondo Ferri, è
invece «noto ormai a tutti che quanto avvenuto è stato causato dallo stop alla fornitura di protesi che è stato imposto dalla farmacia dell’azienda (chiedere per conferma ai responsabili di Massa e Livorno) proprio per esaurimento di budget». E nel tentativo, sostiene il capogruppo «tardivo, di rimediare a questi disservizi che hanno penalizzato soprattutto persone anziane, si è scoperto che da qualche giorno alcuni interventi programmati sono ripresi: ma ovviamente solo a Massa. Cioè secondo la consueta logica che per Firenze e Pisa in Lunigiana siamo cittadini di serie C».
Per quanto riguarda la situazione delle caposala nei plessi ospedalieri lunigianesi, Ferri parla di livelli di
emergenzialità assoluta: «A Pontremoli, non c’è la sostituzione per la caposala del Pronto Soccorso; da Fivizzano, quindi, la caposala del Pronto Soccorso deve dirigere sia il Pet di Aulla che il Protno soccorso di Pontremoli.
Sempre a Pontremoli, non c’ è sostituzione per la caposala di Rianimazione e/o per la sala operatoria. Un’unica persona è oggi chiamata a coprire tali ruoli e, quando occorre, a garantire la reperibilità in luogo della posizione organizzativa andata in pensione». Secondo Ferri si tratta di «scelte folli che stanno privando la struttura ospedaliera di due posti di caposala delicati e strategici, così mettendo in difficoltà nella gestione dei pazienti reparti e operatori. A Fivizzano è stata poi tolta la caposala operatoria ed accorpata alla caposala dell’area chirurgica che gestisce anche la bassa intensità di cure, 6 letti. In compenso, l’ azienda si è inventata un posto da caposala degli ambulatori la cui utilità è dubbia visto che sino ad oggi gli stessi erano gestiti egregiamente dalla caposala dell’area medica e chirurgica».
Infine la tematica della Prevenzione e della unità funzionale di Veterinaria e Sicurezza Alimentare che vede, sostiene il capogruppo, da troppo tempo gli addetti fare «letteralmente i salti mortali per garantire ad aziende, utenti privati e strutture pubbliche servizi efficaci il più possibile a domicilio. Il problema è che l’Asl sembra essersi dimenticata le promesse di organizzare la decentrata sede di Monti con medici veterinari e operatori in grado per numero di servire l’ ampio territorio e la rete di utenza lunigianesi, nonché con procedure amministrative e strumentazione funzionali a sopperire alle difficoltà che si determinano per gli spostamenti a cui sono costretti i fruitori dei servizi. Nulla invece si sa né dei concorsi banditi da mesi, né di una seria programmazione per la copertura di posti per diverse figure mancanti che siano in grado sopperire, almeno in parte, alle carenze di personale ed alle emergenze operative che ne derivano».
Tutti questi aspetto fanno concludere Ferri «che si tratti di inefficienza del sistema, di incapacità di chi lo
guida o, peggio ancora, di scientifica volontà di accentrare sempre di più la fruizione di tutti i servizi dell’Asl Nord Ovest a scapito delle aree periferiche e montane – quindi in danno delle popolazioni che vi abitano – la situazione non è più sopportabile. La Regione Toscana deve prendere atto del fallimento del sistema delle Asl giganti e, con l’occasione dell’approvazione del nuovo Piano Integrato Sanitario e Sociale, “deve segnare un reale cambiamento di queste politiche, oggi troppo lontane dalle persone e dai tanti problemi concreti che sono chiamate ad affrontare ogni giorno anche in un settore come questo dove ogni cosa dovrebbe ben funzionare ed essere a portata di tutti».

Fonte: Il Tirreno Massa-Carrara

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