Mako, il robot che nessuno sa usare

Mako, il macchinario operatorio al centro delle polemiche

Un macchinario costoso e innovativo, che nelle intenzioni dell’azienda avrebbe dovuto fare di Lucca un punto di riferimento all’interno dell’“Aslona” per le protesi di anca e ginocchio. Peccato che nessuno (o pochi) lo sappiano usare. Parliamo di Mako, il robot piovuto nel monoblocco di San Filippo esattamente un anno fa, quando l’assessore regionale Stefania Saccardi arrivò a Lucca (all’epoca in piena campagna elettorale) per annunciare l’apertura di 14 posti letto di cure intermedie al Campo di Marte e il posizionamento al San Luca dell’innovativo macchinario per la chirurgia protesica robotica. Una novità che stupì gli stessi addetti ai lavori, dato che del ruolo di Lucca come polo di riferimento per questo genere di attività non si era mai parlato. Tant’è che nella città dell’arborato cerchio non c’era nessuno che sapesse usarlo Mako. Poco importa: l’Asl decise di piazzarlo qui e invito i medici dell’ortopedia di Lucca e dintorni a seguire una serie di corsi in Italia e in Svizzera (a Basilea) per imparare a governare il prezioso macchinario. La programmazione del piano preparatorio, la precisione e la riproducibilità sono i vantaggi offerti dalla procedura robotica, che permette un corretto posizionamento delle protesi, sia per anca che per ginocchio (il margine di errore è di un millimetro). Si compone di un braccio robotico, di un modulo di visione e un modulo guida. Il braccio robotico permette di riprodurre sul paziente ciò che il chirurgo ha pianificato con estrema precisione sul software. Le immagini della Tac precedente eseguite ricreano l’esatta anatomia dell’anca o del ginocchio che il chirurgo “naviga” su un sistema in 3D, che permette di ridurre al minimo il margine di errore nel posizionamento della protesi.

Strumento innovativo (in Italia ce ne sono solo 7, di cui 4 in Toscana), anche se per qualcuno non diminuisce a sufficienza invasività e tempi di intervento. Al di là del giudizio degli addetti ai lavori, il vero paradosso è che a Lucca, dove il macchinario ha sede, non c’è un solo medico in grado di metterci le mani. Il vecchio primario dell’Ortopedia, il dottor Andrea Gallacci, aveva seguito i corsi di formazione ma a fine anno ha abbandonato l’attività come dipendente Asl (pensione) e ora lavora in una clinica di Montecatini. Così finora Mako è stato usato poco e solo da “forestieri”. A novembre erano stati eseguiti appena quattro interventi, a opera del dottor Mario Manca, primario dell’Ortopedia versiliese, che ne aveva in programma altri per i mesi successivi. Anche il dottor Franco Carnesecchi, primario di Ortopedia a Pontedera, lo ha utilizzato qualche volta. Ma in generale la macchina è stata impiegata sporadicamente e solo per interventi monocompartimentali del ginocchio (che è diviso in tre compartimenti), dato che per diversi mesi non è stato fornito il software per operazioni sull’ anca o sull’intero ginocchio.

Col bando per il primario dell’Ortopedia lucchese (uscirà a giorni) si punta a trovare un medico capace di sfruttare al meglio Mako. Oltre a Carnesecchi (che non pare attratto dal San Luca) si guarda agli ortopedici degli ospedali di Arezzo e della Gruccia, dove il robot è già utilizzato.

Fonte: Il Tirreno Lucca

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