Lunghe liste di attesa? Stop al privato

Con il neodirettore del Dipartimento alla salute cambio in vista per la sanità toscana

Nei reparti con liste di attesa troppo lunghe sarà bloccata la libera professione in intramoenia dei medici, e quando un cittadino non avrà un appuntamento entro i tempi previsti il sistema dovrà adoperarsi per aiutarlo. Anche a costo di pagargli la visita e l’esame presso un privato convenzionato. La Toscana predispone il suo ” piano regionale di governo delle liste di attesa 2019- 2021″ fondendo alcune delle misure decise dalla Regione di recente con quelle nazionali, approvate all’inizio dell’anno.Il risultato è un documento di una trentina di pagine che il dipartimento alla salute, oggi retto da Carlo Tomassini, ha da poco inviato a tutte le aziende. Le Asl avranno 60 giorni dall’uscita di una delibera sul tema che sta per essere approvata, per mettersi in regola. Le novità più forti sono quelle introdotte dal piano nazionale, almeno dal punto di vista simbolico, come appunto la regola sull’intramoenia. La Toscana però aveva già fatto una riforma che prevedeva misure destinate ad abbassare le attese, che resta l’azione più importante. Tra queste, ad esempio, la possibilità di utilizzare la libera professione del medico in favore proprio del servizio pubblico in affanno.
Riguardo alla norma sul blocco dell’intramoenia, si tratta di un meccanismo punitivo che in Regione si augurano di non dover applicare ma del quale comunque da ora in avanti si dovrà tenere conto. Intanto si chiede alle aziende di rilevare in modo adeguato “l’impegno orario che ciascun professionista dedica all’ attività istituzionale ed all’ attività libero professionale”. Questo serve a tracciare l’impegno dei medici.
Il piano nazionale “prevede che in caso di superamento del rapporto tra l’attività in libera professione e in istituzionale sulle prestazioni erogate e/ o di sforamento dei tempi di attesa massimi già individuati dalla Regione, si attui il blocco dell’attività libero professionale, fatta salva l’ esecuzione delle prestazioni già prenotate”. Se quindi in certe specialità non si rispettano gli obiettivi del piano, “le aziende devono attuare una strategia di progressivo contenimento delle prestazioni libero professionali relative a quelle specialità, a favore di una maggiore erogazione di prestazioni istituzionali”. Si ragiona per équipe, nel senso che si valuta la produzione dei singoli professionisti sia nel pubblico che nel privato ma poi si va a vedere se il reparto risponde nei termini previsti, che è la cosa più importante. Se appunto la situazione è sbilanciata verso l’intramoenia o comunque le attese sono lunghe, si ridefiniscono le proporzioni tra “attività istituzionale e libero professionale in ragione delle criticità di erogazione dell’attività istituzionale, fino al totale blocco dell’attività libero professionale da protrarre fino al risolversi della criticità individuata”.
Sempre il piano nazionale ribadisce che il cittadino ha diritto ad ottenere la prestazione presso un privato convenzionato al costo del ticket se l’ attesa nel pubblico è troppo lunga. Si tratta di una regola già presente nei passati piani nazionali che nessuno praticamente sfruttava, perché le Regioni non hanno grande interesse a farla conoscere.
Ma nel piano toscano si fa riferimento anche alle tante idee messe in pratica nella nostra regione per abbattere le attese. Si dice alle Asl che possono continuare ad utilizzare i loro modelli innovativi. Tra questi viene citato il cosiddetto “open access”, un sistema di accesso diretto grazie alla modulazione dell’offerta di visite ed esami in base allo storico della domanda che proprio Tomassini aveva avviato a Pisa.
Nel piano si ricordano ovviamente le classi di priorità delle prestazioni, da quelle urgenti, che richiede il
controllo entro 48 e vengono di solito fissate direttamente dai medici, a quelle che passano per i Cup. Cioè la breve, da eseguire entro 10 giorni, la differibile (15/ 30 giorni per le visite e 60 per gli esami) e la programmata, che invece va fatta entro 120 giorni. Le aziende possono prendere appuntamenti anche per la sera e nel week end e sfruttare al massimo i macchinari.

Fonte: La Repubblica Firenze

(Visto 135 volte, 1 visite giornaliere)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *