L’ordine di Rossi: «Voglio un medico in tutte le scuole»

Il Governatore a tutto campo contro il Covid

Un medico in tutte le scuole. La Toscana, per combattere il coronavirus in classe, sceglie una soluzione che la riporta indietro di decenni, quando i camici bianchi erano la regola negli istituti scolastici. Ieri, infatti, il governatore Enrico Rossi ha siglato una nuova ordinanza regionale con cui traduce e rafforza le disposizioni dell’Istituto Superiore di Sanità che prevedono un referente Covid per tutte le scuole: in Toscana, quel referente dovrà essere un medico.Il documento varato ieri ordina alle tre Asl di varare dei bandi per reperire medici, anche senza specializzazione o pensionati, da assumere con contratti libero professionali. Gli elenchi dovranno essere pronti al massimo entro il 30 settembre. In quel momento, in base alla disponibilità di personale, senza porsi limiti sulle possibilità di assunzione, Regione e Asl decideranno se distribuire i dottori nei circa 460 istituti comprensivi della Toscana o, se invece saranno di più, nei singoli edifici scolastici, circa 2.600. La soluzione riguarderà tutti gli istituti, sia pubblici, sia paritari. Il governatore Rossi usare fondi europei, ricorrendo a una parte del bilancio sanitario regionale, ma anche chiedendo al governo l’ attivazione del Mef.

La vicenda Covid ha suggerito l’operazione, che tuttavia non dovrebbe chiudersi con la parentesi dell’emergenza: «L’obiettivo – dice una nota della Regione – è anche quello di lavorare alla ricostruzione di uno specifico sistema di sanità scolastico, che il nostro paese ha avuto in passato e che poi è stato smantellato». «È una buona notizia – è il commento del presidente dell’associazione toscana dei presidi, il professor Alessandro Artini – Non solo in termini di prevenzione, ma soprattutto perché in caso di una positività serve davvero una persona competente che sappia se è il caso di chiudere tutta la scuola o se invece ci si può fermare a un’ unica classe. In questi giorni abbiamo visto, in molti Paesi d’Europa, troppi casi di scuole riaperte e subito richiuse. E noi professori non abbiamo la competenza per fare la scelta più opportuna». Ma, secondo il preside aretino, ci sono ancora molti, troppi «nodi scoperti» nella scuola per affrontare il coronavirus dai banchi di una classe.
«Il primo nodo scoperto riguarda i banchi. In Toscana per fortuna sono ormai pochissime le situazioni in cui c’ è ancora il banco doppio, ma questo problema va risolta subito, non è difficile – spiega Artini – Poi c’è il problema dei trasporti: l’ assessore regionale Vincenzo Ceccarelli ci ha scritto per chiederci di modulare gli orari in modo da non far viaggiare gli studenti negli orari di punta, ma la lettera è arrivata per
Ferragosto, tardi, bisognava programmare queste cose già a maggio-giugno». Infine, Artini spiega che i test
sierologici agli insegnanti (e al corpo non docente) avrebbero dovuto essere «obbligatori», visto che troppo pochi vi stanno ricorrendo volontariamente. A fargli eco i sindaci da Chianti, Valdarno, Mugello, che lanciano un appello ai docenti a fare il test.

Fonte: Corriere Fiorentino

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