Livelli di assistenza a rischio per i tempi della diagnostica a Cecina

Quasi pronto il punto nascita

Liste d’attesa e diagnostica. I ritardi nelle prestazioni di diagnostica per immagini, Tac e risonanza magnetica, per Daniela Boem della segreteria provinciale Fials «impediscono ai cittadini sia di curarsi adeguatamente che di prevenire danni alla salute». E rincara: «Rischiano di essere messi in discussione anche i Lea cioè i livelli essenziali di assistenza che un servizio sanitario pubblico è obbligato a garantire».Il sindacato sottolinea che «non si tratta di fronteggiare una improvvisa situazione di emergenza, un iperafflusso di richieste di prestazioni diagnostiche, ma si tratta del protrarsi da tempo di una situazione di disagi conseguenza del prolungato disinteresse della direzione aziendale Usl Nord ovest che non ha voluto investire nel settore nevralgico della radiologia sia in termini di personale che di attrezzature».
L’ultimo rapporto utile sulle liste d’attesa in ospedale a Cecina è relativo al mese di luglio. Dal rapporto elaborato dall’Azienda sanitaria si vede che per un’ecografia all’addome si devono attendere 200 giorni. Oltre sei mesi. Facile che chi ha un’urgenza decida di tirare fuori i quattrini e orientarsi sull’offerta del privato. Scorrendo il rapporto dell’Azienda sanitaria Nord ovest si nota che sono ancora molti gli esami per i quali le attese sono davvero inumane. La sindacalista Boem sottolinea che «l’organico dei tecnici di radiologia è crollato di parecchie unità e non è migliore la situazione per la carenza dei medici mentre le attrezzature sono datate e tecnologicamente superate e quindi quando funzionano, se non sono ferme per manutenzione, lavorano più lente e peggio».
Il problema delle liste di attesa per l’Asl «si risolverà con l’acquisto delle prestazioni dal privato come esiti del bando pubblicato ad aprile 2018 – prosegue Fials –, ma perché spendere questi 350.000 euro? Già nel 2015 con la legge regionale 84 all’articolo 78 si prevedeva che le Usl dovevano provvedere a garantire con specifici progetti l’apertura dei servizi diagnostici specialistici oltre il normale orario per almeno una sera a settimana e per due domeniche al mese, al fine di ridurre le liste di attesa». Una soluzione che è rimasta sulla carta. «E nemmeno si è operato per renderla attuabile aggiornando l’acquisto dei macchinari per sopportare una mole di lavoro più elevata e garantendo gli operatori sanitari in numero sufficiente – afferma Boem –. In questa situazione così rovinosa da Caporetto della diagnostica la direzione aziendale chiede, oltre ai pacchetti di prestazioni già privatizzati, anche la disponibilità al personale in servizio di fare orario aggiuntivo, senza chiarezza sulle ore da effettuare, sui compensi e sulla capacità funzionali delle apparecchiature. Si tratta di una richiesta di lavorare di più che è improponibile quando il personale già per garantire le prestazioni ordinarie deve trattenersi o anticipare l’entrata in servizio». E invita il direttore generale a «documentarsi sui numeri del personale rimasto a lavorare, finendo di risparmiare sulle assunzioni, investendo in tecnologia altrimenti si dimostra ancora una volta l’inadeguatezza sia in termini di programmazione che di gestione dei servizi necessari a garantire i bisogni degli utenti e i diritti dei lavoratori».

Fonte: Il Tirreno Cecina

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