La Toscana al voto. Civitelli: «Investimenti e personale per contrastare il privato. Non si può più rimandare»

Segretario Anaao Assomed Toscana

Domenica e lunedì la Toscana è chiamata al voto per eleggere il nuovo governatore. Una svolta significativa dopo il decennio targato Enrico Rossi. Per i cittadini e per il mondo lavorativo. In particolare per la sanità, che retto l’urto dell’emergenza Covid, invoca investimenti e riforme. Tra coloro che chiedono un cambio di passo evidente, c’è anche il sindacato Anaao Assomed, il più rappresentativo nel settore sanitario nazionale. A presiederlo a livello regionale, Flavio Civitelli, che in una panoramica a 360°, suggerisce gli indirizzi da prendere a chi guiderà la Toscana.

Segretario Civitelli, a chi sarà eletto cosa chiedete?
«E’ necessario un impegno per chiudere il gap degli specialisti. C’è una carenza che si protrae da tempo in alcuni settori. Penso ai ginecologi, ai rianimatori, a chi lavora nell’emergenza-urgenza. Poi, serve un miglioramento delle condizioni retributive. Lo stipendio medio dei medici toscani è uno dei più bassi di Europa».

Giani e Ceccardi hanno una visione opposta della riforma sanitaria toscana. La vostra qual è?
«Noi crediamo che l’organizzazione professionale di area vasta sia stata un vantaggio. Quindi, il giudizio dei professionisti è positivo. Siamo d’accordo con Eugenio Giani nel proporre dei presidi intermedi. Il resto lo fa la qualità organizzativa e qui bisogna fare meglio. Parlo della gestione delle liste di attesa e dell’organizzazione della parte sanitaria. Servono persone con capacità manageriali elevate».

La sanità assorbe l’86% del bilancio regionale. Quindi la figura dell’assessore ha un valore importante. Voi chi vorreste a occupare questo ruolo?
«Un assessore politico e non un tecnico a disposizione della politica. Ovvio, deve conoscere la materia. Serve qualcuno che sappia prendere scelte in autonomia e che riconosca il valore della sanità pubblica e quindi dei medici ospedalieri, che reggono buona parte del sistema. Siamo arrivati a una fase dove il territorio arranca e le risposte non si possono più rimandare».

Già il territorio. Quello toscano è sempre più incentrato sui centri urbani e le periferie soffrono, anche dal punto di vista sanitario. Come si inverte questa tendenza?
«Il punto è che mancano i professionisti. Gira e rigira si torna sempre a questo problema. Chi è sul campo però si merita gratificazioni. Noi abbiamo fatto una serie di proposte all’assessore Saccardi. Prima tra tutte, a chi va nei luogo isolati deve essere garantita qualità professionale. Vediamo se con un nuovo governo regionale le cose cambiano».

Eppure in tempo di Covid le gratificazioni, anche economiche, sono arrivate. Non è ancora sufficiente?
«E’ necessario che questa pratica diventi organica. Il sistema amministrativo deve essere a supporto dei professionisti. Ne deve valorizzare le capacità. Così, si spingono le persone a dare il meglio. L’insoddisfazione della classe medica dimostra che la politica del tutti uguali ha fallito».

Non è l’unica critica che avete avanzato al presidente Rossi. Gli contestate anche la linea dura sull’intramoenia. Non è sbagliato ridurre tutto a una questione economica?
«Certo che lo è, ma non si può demonizzare l’intramoenia perché le liste di attesa non vengono smaltite. Il blocco imposto da Rossi all’intramoeania è stato un errore politico. Poi, grazie anche all’Anaao, il fatto è rientrato. La politica deve fare attenzione a portare avanti questa battaglia, perché si rischia di lasciare campo libero ai privati, che invece dovrebbero essere trattati con rigore. Da Giani abbiamo avuto garanzie di una linea discontinua rispetto al recente passato».

L’emergenza sanitaria ha portato alla ribalta due modelli: quello privato lombardo e quello pubblico emiliano e toscano. A giudicare dall’opinione pubblica, il secondo ne è uscito meglio. Perchè?
«Il privato si muove sulla programmazione e sulla massimizzazione delle risorse in relazione ai guadagni. Nelle emergenze però prevenzione e programmazione risultano poco funzionali. Noi, intesi come ospedalieri, siamo disponibili h24 e non siamo guidati dai criteri del denaro. Quindi, quando accade quello che abbiamo visto in questi mesi, rispondiamo presente. Senza se e senza ma».

Questo non basta però a smaltire le liste di attesa. Come mai sembra un problema irrisolvibile?
«Intanto, va rivisto il sistema delle prenotazioni. Deve essere reso più efficiente. I professionisti sono disposti a fare più ore, ma di base le liste di attesa si abbattono investendo nel personale. Non servono formule magiche. Servono risorse su strutture e persone».

L’emergenza ha dimostrato che nel momento del bisogno le risorse per assumere si trovano. Come mai, senza un nemico di fronte, si persevera nell’immobilismo?
«Il percorso di formazione dei medici deve essere ripensato. L’università non risponde ai bisogni del sistema sanitario. Si continuano a produrre laureati, ma si lasciano invariati i posti nelle scuole di specializzazione. Così si crea il famoso imbuto che mette alla porta tante persone. In più, c’è un sistema di equilibri di potere che guarda sempre a sé stesso e mai all’orizzonte».

Non mancano solo gli specialisti. Anche i medici di famiglia, soprattutto nei centri periferici, scarseggiano. Cosa deve fare il nuovo governo regionale?
«Devono essere ripensati i ruoli e le funzioni. I medici di famiglia hanno le capacità di rappresentare un primo presidio. Un filtro indispensabile per non ingolfare il sistema sanitario. Non c’è niente di peggio di un paziente cronico che si reca spesso al pronto soccorso. Poi, è necessario dare premialità a chi opera in condizioni non ideali».

Il tema delle risorse è centrale. Il Mes garantirebbe alla Toscana circa 2 miliardi. Prendere o lasciare?
«Rifiutare il Mes è un errore catastrofale. Sono soldi destinati prevalentemente all’ambito sanitario e noi abbiamo un disperato bisogno di investimenti. Penso alle apparecchiature. L’emergenza, sebbene sia stato fronteggiata al meglio a livello regionale, ci ha dimostrato che non si può fare tanto con poco. Quindi, prendiamo questo aiuto e diamo una svolta al sistema».

Come sindacato, avete già fatto una scelta di campo?
«Noi da sempre siamo per quelle forze politiche che difendono la sanità pubblica. Quindi, la nostra linea si sposa con le idee del centro-sinistra. Occorre frenare l’avanzata dei privati. La mia non è una demonizzazione contro l’altra faccia della maglia, ma sono preoccupato dal divario sociale che si verrebbe a creare. Chi ha i soldi, si cura, chi non può, aspetta e spera. I valori che portiamo avanti non potranno mai combaciare con questa politica».

Flavio Civitelli, segretario Anaao, qual è la prima mossa che chiederà al governatore eletto?
«Un coinvolgimento di chi rappresenta la parte più robusta del sistema sanitario, ovvero i medici ospedalieri. Serve personale, perché i turni massacranti possono essere una risposta di emergenza, non la normalità. Vorrei siglare un patto d’acciaio tra i professionisti e il governo regionale. Basta con le mance di poche centinaia di euro. Meglio destinarli alle borse di specializzazione. Poi, investire sulla programmazione. La Toscana in questo senso è superata. Se lunedì vincerà il centro-sinistra, cercheremo di riprendere la giusta rotta. Se sarà eletta Ceccardi, le priorità non cambiano. Abbiamo bisogno gli uni degli altri».

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