La Toscana a Giani. Civitelli: «Noi siamo pronti ad aiutarlo, ma difenda il Pubblico»

Segretario Anaao Assomed Toscana

La Toscana ha scelto il nuovo presidente. Con Eugenio Giani finisce il ventennio targato Enrico Rossi, che prima da assessore alla Sanità e poi da governatore, ha dominato la Regione. Una svolta storica, che per il comparto medico-sanitario rappresenta anche il momento di un passo in avanti. Per rispondere all’avanzata del privato e per riaffermare il ruolo del Pubblico, che nel territorio toscano ha per lungo tempo ricevuto rispetto e stima. Per questo motivo, la prima richiesta a Giani è una collaborazione attiva. Come rimarca Flavio Civitelli, Segretario regionale Anaao Assomed, parlando del voto e della sanità che verrà.

Segretario, un giudizio sul risultato elettorale?
«Prima delle elezioni avevo detto che il nostro modo di vedere la sanità si sposava con la linea politica del centro-sinistra. Quindi, è chiaro che la vittoria di Giani ci dia una speranza affinché il sistema pubblico venga difeso. Però vigileremo su questo, perché l’avanzata del privato non è sempre stata favorita solo dai Governi di centro-destra».

Da dove deve partire Giani?
«Deve intestarsi i cardini della politica sanitaria. Parlo di una sanità equa, accessibile e a misura di cittadino. Si continuano a vendere prestazioni al privato, quando gli spazi nel pubblico ci sono. Certo, servono miglioramenti, perché abbiamo un sistema di prenotazioni che è antiquato. La nostra professione non può fare a meno della digitalizzazione».

Il nuovo presidente è al lavoro sulla giunta. Voi che profilo vorreste come assessore alla Sanità?
«Sento in questi giorni che si ragiona sul numero delle preferenze. Ecco, io non sono del tutto convinto che questa possa essere la strada giusta. Servono competenze e uno spiccato senso politico. La sanità è un mondo complesso e l’assessore deve sapersi interfacciare su più livelli: da quello dirigenziale a quello più tecnico».

Una figura tecnica non potrebbe essere la giusta soluzione?
«Io non metto in dubbio le capacità dei tecnici, ma la capacità tecniche devono coniugarsi con la visione politica. Servirebbe un tecnico con doti di visione politica, capace di comprendere i bisogni dei cittadini o un politico che sia un profondo conoscitore del sistema e sia capace di muoversi in autonomia sul terreno tecnico giuridico. In caso contrario la parola sulla sanità spetterebbe sempre al Presidente che dovrebbe avere ruolo di indirizzo e non essere obbligato a gestire tutti gli aspetti operativi. Un profilo con queste doti restringe molto il campo, ma l’autonomia di scelta del presidente, in questo ambito, dovrebbe essere il più indipendente possibile dalle strette logiche di pesatura politica.».

Per Giani la riforma sanitaria non va stravolta, ma i piccoli centri non devono essere abbandonati. Può funzionare questo compromesso?
«Il primo passo è costruire un sistema in rete che possa permettere di avere a disposizione in qualunque luogo delle competenze di alto livello. Ovvero, investire sulla telemedicina. Poi, non si può pensare di avere gli specialisti sempre in ogni posto, perché il rischio è di rimanere inoccupati per la maggior parte del tempo. Chiaramente, chi va nei luoghi più remoti deve essere gratificato. Questa è un’altra priorità».

La Toscana ha risposto al meglio al Covid, ma non riesce a fare altrettanto con le liste di attesa. Perchè?
«Questa è una nota dolente che si protrae da tempo. Va rivisto il sistema di accesso dei cittadini e il procedimento per le prenotazioni deve fare un salto nel futuro. Gli spazi ci sono e i professionisti sono disposti a occuparli e lavorare. La strada intrapresa negli ultimi anni però è andata in un’altra direzione. Prestazioni vendute ai privati, che oltre alla visite, si sono poi comprati i migliori specialisti del Pubblico. Così, non si fornisce un servizio e si perde la qualità».

Il Pubblico toscano però non se la passa tanto bene. Una recente classifica pone il primo ospedale regionale al 17° posto in Italia. Che succede?
«Serve un cambio di visione delle aziende ospedaliere. Vanno fatti investimenti nelle apparecchiature e nei percorsi assistenziali. Il Pubblico deve garantire un servizio che sia competitivo con quello che offre il privato esterno. Per anni l’intramoenia è stata demonizzata, come fosse il male assoluto. Poi ci stupiamo se i cittadini, quando hanno le capacità, ci voltano le spalle».

Mes, recovery fund. Anche la Toscana potrebbe beneficiare a breve di ingenti risorse. Dove vanno investite?
«Gli asset principali sono tre: digitalizzazione del sistema, personale e strumentazione adeguata. Poi, noi siamo a piena disposizione per definire insieme i fabbisogni della sanità. Un altro capitolo importante riguarda le borse nelle scuole di specializzazione. Prima però va fatto comprendere a chi di dovere, che è inutile continuare a incrementare gli accessi a medicina. Sembra ovvio, ma non è così. E la coperta continua a rimanere corta».

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