La sicurezza delle cure e il doppio binario della responsabilità sanitaria. Le novità del Ddl Gelli

Federico Gelli, responsabile sanità Pd

Di seguito ospitiamo l’intervento dell’avv. Marco Giuri in merito alle novità introdotte dalla Riforma Gelli sia per quanto riguarda i professionisti della sanità che per gli utenti delle prestazioni sanitarie.

Dopo 4 anni di iter legislativo, ha trovato finalmente approvazione finale il Disegno di Legge Gelli, recante “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”, divenuta legge ed entrata in vigore lo scorso 1 aprile 2017.
Com’è noto negli ultimi 20 anni il numero delle cause (spesso di natura temeraria) subite dalla categoria del personale sanitario si è incrementato del 300%. Da recenti statistiche emerge un quadro sempre più allarmante, quasi un “attacco frontale” contro la categoria dei medici. Un’indagine dell’ANIA (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici) ha evidenziato che in un anno solare si registrano circa 34.000 denunce per presunti danni subiti da medici, con una media di circa 93 denunce al giorno.
In questo contesto si inserisce la Riforma Gelli che vuole da una parte alleggerire “il carico” di responsabilità del medico e dell’altro porre l’accento sul profilo della sicurezza nelle cure, come principio cardine della tutela della salute del paziente.
Il diritto alla salute del cittadino e della collettività si accresce di contenuto: la sicurezza delle cure si dovrà realizzare anche (ma non solo) con procedure, con prevenzione, con gestione del rischio connesso all’erogazione di prestazioni sanitarie e con l’utilizzo appropriato delle risorse strutturali, tecniche ed organizzative.
Un vero passo verso la riorganizzazione del rischio in sanità dove i protagonisti non saranno solo i medici ma tutto il personale , compresi i liberi professionisti che vi operano in regime di convenzione con il SSN.
Ma non solo sicurezza nelle cure nella Riforma Gelli, di seguito alcuni degli altri punti salienti della riforma.
Responsabilità della struttura e dell’esercente la professione sanitaria per inadempimento della prestazione sanitaria
La riforma travolge completamente la precedente ricostruzione della responsabilità civile di medici e strutture, basata sulla natura contrattuale e solidale della stessa.

La riforma introduce un “doppio binario” di responsabilità:
a) di tipo contrattuale per le strutture sanitarie (pubbliche e private), che saranno chiamate a rispondere anche per l’inadempimento del medico che ha operato al loro interno, seppur libero professionista. L’onere della prova sull’assenza della condotta causativa del danno sarà quindi posta a carico della struttura e la prescrizione del diritto al risarcimento del danno si consumerà in dieci anni dall’evento.
b) di tipo extracontrattuale per il medico, salvo che abbia agito nell’adempimento di obbligazione contrattuale assunta con il paziente (nel qual caso permane la responsabilità di tipo contrattuale), con onere della prova a carico del paziente e termine di prescrizione di cinque anni.

Azione di rivalsa
Qualora il medico non sia stato parte del giudizio introdotto dal paziente, la struttura sanitaria potrà agire in rivalsa nei confronti dell’esercente la professione sanitaria solo nel caso in cui quest’ultimo abbia agito con dolo o colpa grave.
Peraltro l’azione di rivalsa potrà essere esperita solo a seguito dell’effettivo pagamento del danno in favore del paziente, nel termine decadenziale di un anno.
Nel caso in cui il medico abbia agito con colpa grave, la misura della rivalsa non può superare una somma pari al valore maggiore del reddito professionale, ivi compresa la retribuzione lorda, conseguito nell’anno di inizio della condotta causa dell’evento o nell’anno immediatamente precedente o successivo, moltiplicato per il triplo.
Tentativo obbligatorio di conciliazione
Diventa obbligatorio, per chiunque intenda agire per il risarcimento del danno derivante da responsabilità sanitaria esperire, preventivamente, un tentativo di conciliazione: ciò potrà avvenire sia attraverso gli organismi accreditati ai sensi del d. lgs. 28/2010 o, in alternativa, tramite il ricorso per accertamento tecnico preventivo a fini conciliatori ex art. 696-bis cpc.
La partecipazione a tale procedura di mediazione sarà, inoltre, obbligatoria per tutte le parti comprese le compagnie assicurative, che avranno l’obbligo di formulare un’offerta di risarcimento del danno ovvero comunicare i motivi per cui ritengono di non formularla; in caso di mancata partecipazione, il giudice potrà condannare le parti al pagamento delle spese di consulenza e di lite, indipendentemente dall’esito del giudizio, oltre che ad una pena pecuniaria.
Qualora la conciliazione non riesca o qualora la procedura non si concluda entro sei mesi, si potrà proseguire il giudizio attraverso un processo sommario di cognizione ex art. 702-bis cpc (processo alternativo a quello ordinario, contrassegnato da forme processuali semplificate).

Obbligo di assicurazione

E’ previsto l’obbligo di copertura assicurativa verso terzi e verso i prestatori d’opera per danni cagionati dal personale delle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private, a qualunque titolo operante presso le stesse, compresi coloro che svolgono attività di formazione, aggiornamento e sperimentazione e di ricerca clinica nonchè in relazione alle prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria ovvero in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale o attraverso la telemedicina.
Le strutture dovranno rendere nota, con pubblicazione nel proprio sito internet, la denominazione dell’impresa che presta la copertura assicurativa, con l’indicazione, peraltro, delle eventuali clausole. I criteri e le modalità per lo svolgimento delle funzioni di vigilanza e controllo sulle imprese di assicurazione che intenderanno stipulare polizze con le strutture saranno indicati dal Ministro dello sviluppo economico, con un proprio decreto da emanarsi entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge, il quale determinerà anche i requisiti minimi di garanzia e le condizioni generali di operatività delle polizze.
Dovrà essere prevista l’estensione della garanzia assicurativa agli eventi accaduti durante la vigenza della polizza ma denunciati entro dieci anni dalla scadenza del contratto assicurativo.
Il danneggiato, infine, avrà diritto di agire direttamente nei confronti della compagnia assicurativa per il risarcimento del danno (la struttura sarà litisconsorte necessario).

Responsabilità penale
Viene introdotto nel codice penale il nuovo articolo 590 sexies c.p rubricato “Responsabilità colposa per morte o per lesioni personali in ambito sanitario”, il quale richiamando le pene previste agli art. 589 (omicidio colposo) e 590 c.p. (lesioni personali colpose), specifica che “Qualora l’evento si sia verificato a causa di imperizia, la punibilità è esclusa quando sono rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico-assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto”.
La punibilità della condotta del sanitario è pertanto esclusa soltanto se l’evento si sia verificato a causa di imperizia (e non imprudenza o negligenza) e se siano state rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida o le buone pratiche clinico-assistenziali. Rispetto alla disciplina della c.d “riforma Balduzzi”, non si distingue più tra colpa lieve e colpa grave.
Il “bilancio” della Riforma Gelli pare essere positivo come spirito di riforma e come intento di “alleggerire” la pesante situazione dei medici in termini di responsabilità. Non possiamo non attendere i numerosi decreti attuativi dei prossimi mesi che dovranno regolamentare nel dettaglio aspetti importanti della legge come le condizioni minime di polizza.
Ovviamente occorrerà anche valutare l’impatto della norma sul vero e proprio banco di prova, quello dell’interpretazione e dell’applicazione del Giudice per capire se l’intento del legislatore di riallenare le posizioni fra paziente e medico troverà finalmente e sul serio concreta realizzazione.

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