Interventi minori trasferiti da Piombino a Volterra, c’è chi dice no

Task force per i malati di Covid

Interventi chirurgici minori dell’intera area vasta dirottati sul Santa Maria Maddalena di Volterra. Anche chi vive a Piombino e in Val di Cornia potrebbe dover ricorrere a quell’ospedale per una cataratta o un’ernia. O per altre operazioni che presentano, di norma, un rischio basso e richiedono una notte di degenza.

E’ talmente grossa da sembrare impossibile anche se le alchimie della razionalizzazione e dei tagli alle spese sanitarie stupiscono sempre meno. In attesa di smentite o conferme ufficiali alle anticipazioni di stampa secondo cui in Regione sarebbe stata avanzata questa proposta, c’è chi preferisce mettere le mani avanti. E dire no.

Con una nota a quattro mani, la Uil chiede direttamente all’assessore alla salute, Stefania Saccardi, di fare chiarezza. «Vogliamo sperare – spiegano i coordinatori Paolo Camelli e Francesco Paganini – che tutto nasca da qualche equivoco. Qualora invece corrispondesse alla volontà della Regione, manifesteremmo l’assoluta contrarietà verso un provvedimento che, contraddicendo lo spirito della riforma toscana, costringerebbe centinaia di cittadini ad un pellegrinaggio sanitario assolutamente sbagliato e non dovuto».

I due sindacalisti ricordano che già adesso la concentrazione di prestazioni ad alto contenuto tecnologico e di complessità ha determinato, e continua a farlo, forti differenze tra persone che risiedono nei capoluoghi o nei Comuni più lontani. «Differenze che incidono sul reddito delle famiglie e che dovrebbero trovare azioni di sostegno da parte di un sistema pubblico che tenga al principio della universalità e dell’equità», affermano.

Forzature in tal senso, per prestazioni di bassa complessità, rappresenterebbero «una inversione di rotta della sanità toscana non condivisibile, che ci costringerebbe ad un radicale ripensamento verso il sostegno e la condivisione che la Uil confederale ha dato alla programmazione toscana derivata dalla legge 84».

Va giù dura anche Rifondazione comunista che in una nota si dice sconcertata e si chiede quale idea la Regione abbia di sanità pubblica. «Avevamo capito che negli ospedali periferici sarebbero stati garantite prestazioni che, per il loro carattere di maggiore “semplicità”, per il loro carattere ambulatoriale, non avrebbero avuto bisogno di percorsi complicati. Sarebbe stata garantita una capillarità territoriale, mentre invece, per situazioni più complesse, si sarebbe ricorsi a centri di alta specializzazione all’interno non solo della Asl nord-ovest, ma anche delle altre strutture regionali. Tutte affermazioni che stridono con l’eventualità di cui stiamo parlando».

Rifondazione ricorda che per i piccoli interventi i cittadini hanno bisogno di un accesso vicino casa mentre raggiungere Volterra è disagiato anche per la viabilità. «Allora – prosegue – adesso non ci vengano a dire che ne ha Villamarina, di problemi di viabilità. Se va avanti questa cosa, possiamo ragionevolmente pensare che anche nel nostro ospedale può essere concentrata una qualche attività peculiare fruibile da tutta l’Asl Nord Ovest».

Per il partito di opposizione, il fine sarebbe quello di favorire il privato, «vero obiettivo del presidente Enrico Rossi e dell’ assessore Saccardi. Per un intervento ambulatoriale si cercheranno strutture vicine, magari nel frattempo convenzionatesi con il Servizio Sanitario Regionale, oppure anche no, che però offrono la stessa prestazione ad un costo forse non tanto superiore al ticket. Considerando, però, che non ci sono grosse spese di viaggio e quasi 100 km su una strada di quel tipo, è chiaro che si rinuncerà al servizio pubblico. L’obiettivo della Regione sarebbe raggiunto: offrire una prestazione disagiata costringendo le persone ad utilizzare il privato, convenzionato e non. Noi non ci stiamo».

Fonte: Il Tirreno Piombino

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