Insulti ai medici su Facebook: partono le prime querele

Insulti via Facebook ai medici dell’ospedale Versilia. E i sanitari decidono di denunciare chi li attacca per presunti casi di malasanità. Nell’idea non solo di tutelarsi da chi li avrebbe diffamati, ma anche di mettere un freno alla rabbia sui social. Che investe tutti, a maggior ragione una categoria esposta alle critiche come i medici. A decidere di tutelarsi sono alcuni medici che non intendono rivelare il proprio nome, anche per non scatenare un’ ulteriore gazzarra. Professionisti che, bene o male, fanno il loro lavoro e che come tutti hanno profili Facebook, oppure navigano su Internet e sui social media. Con amarezza hanno scoperto di essere stati messi sotto accusa, direttamente o meno, da persone che li attaccano perché ritengono di non essere stati curati a dovere. O perché pensano che un loro familiare sia stato danneggiato da loro. Alcuni utenti avrebbero addirittura pubblicato dei referti dove si leggono nomi e cognomi dei medici coinvolti nell’ intervento. Così questi professionisti hanno deciso che era ora di farla finita. Dando mandato all’ ufficio legale dell’ Asl di procedere con una denuncia­querela per diffamazione aggravata. È in questo modo che, dal punto di vista della legge, può essere qualificato un insulto via web a un’ altra persona. Insulto che, con un sistema molto semplice, viene cristallizzato da chi lo ha ricevuto semplicemente salvando il post pubblicato dall’ utente. Dove si leggono le accuse ritenute infamanti. A quel punto va tutto in mano al pubblico ministero di turno in Procura. Chi è stato denunciato rischia l’ imputazione immediata: si va subito a processo. Non è uno scherzo, insomma. La questione della comunicazione sui social, dei toni e dei messaggi che vi vengono veicolati è un dibattito aperto da anni e che ancora non ha trovato una sintesi. È difficile spiegare come la comunicazione via Internet sia passata da assenza di formalità ­le prime e­mail non erano decisamente paragonabili alla prime lettere, ma anche alla corrispondenza professionale in generale ­ alla mancanza di filtro rispetto a una rabbia indiscriminata che sembra travolgere tutto e tutti. C’ è senza dubbio una forma di protagonismo e di voglia di urlare e di farsi sentire, per rivendicare la propria esistenza in un mondo in cui ci sentiamo tutti più piccoli. Qualcuno paragona Internet a un vecchio bar: le volgarità e la tensione che una volta si raccoglievano in un locale sembrano essersi spostate sul digitale. Fatto sta che insultare qualcuno di fronte a un bicchiere di birra, davanti a qualche avventore, è ben diverso dal farlo in una platea dove oggi siede il mondo intero.

Fonte: Il Tirreno Viareggio

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