In duemila aspettano di essere operati: 17 mesi per una protesi

Quasi duemila persone, 1970 per l’esattezza, stanno aspettando di sottoporsi ad un intervento chirurgico all’ospedale di Livorno. 656 di queste, un terzo esatto, sono casi clinici molto seri (la cosiddetta classe di priorità A), che potrebbero aggravarsi rapidamente al punto da diventare emergenze. Ma meno della metà riuscirà ad essere operata nei prossimi trenta giorni come prevederebbe la legge regionale.In viale Alfieri le liste d’ attesa per gli interventi programmati sono lievitate fino a toccare livelli monstre. A chirurgia generale, per fare un esempio, per i pazienti di classe A, dal momento dell’inserimento in lista a quello dell’ingresso in sala operatoria passano 72 giorni.

«I tumori riusciamo a farli quasi sempre nei 30 giorni di legge ­- precisa il primario Maurizio Viti ­-, ma le patologie benigne di classe A no». Eppure si tratta di casi comunque a rischio.
Prendiamo il paziente che ha i calcoli: se non viene operato subito, potrebbe andare incontro a complicazioni in grado di sfociare in una pancreatite. Invece è costretto ad attendere.

17 MESI PER UNA PROTESI. ll record si registra a ortopedia: i 30 giorni di limite massimo previsti dalla Regione per i pazienti in classe A diventano 123 giorni, quattro mesi. E addirittura 198, sei mesi e mezzo, per una protesi urgente.
Una situazione ormai al collasso: non è un caso che dei 1970 pazienti che attendono un intervento, 825 devono essere operati a ortopedia. È quasi il 50%, segnale evidente che qualcosa non va. E sotto accusa non è certo l’efficienza del reparto guidato da Antonio Augusti, che ­ per la cronaca ­ l’anno scorso ha operato più di tutti gli altri, effettuando, oltre agli interventi programmati, 1378 interventi di traumatologia, quasi 4 al giorno. Lo ammette lo stesso direttore dell’ospedale Luca Carneglia: «Ortopedia è quella che soffre di più e
infatti siamo alla ricerca di nuovi medici per aumentarne l’ organico».

TAGLIATE LE SALE A ORTOPEDIA.
Ma non è solo una questione di personale, che pure resta il problema principale. È anche una questione di scelte: dall’ 8 gennaio proprio ortopedia ha perso una seduta settimanale a favore di neurochirurgia.
In sostanza: gli ortopedici operano soltanto quattro mattine a settimana, anziché cinque.
«Ogni tre mesi esaminiamo le liste d’ attesa e le priorità, e riprogrammiamo le attività operatorie di ciascuna specializzazione», spiega Carneglia.
Fino all’8 aprile dunque ortopedia, già aggravata da una lista infinita, sarà ulteriormente rallentata. E così quell’elenco è destinato ad allungarsi ancora. «I pazienti ci vogliono bene e infatti ci aspettano», sospira Augusti.
Segno che c’è la consapevolezza della qualità del reparto, ma i 508 giorni di attesa per una protesi non urgente (17 mesi) restano un pugno nello stomaco. Per non parlare dei 123 che servono per un intervento considerato prioritario: un ginocchio bloccato, una necrosi dell’anca, un’artrosi del ginocchio con riassorbimento condilo femorale.«Quando la traumatologia diminuisce riusciamo ad inserirli, ma non sempre è così».

TAGLI ANCHE A UROLOGIA E CHIRURGIA. Anche altre specialistiche hanno subito tagli di spazi operatori. Lo scorso mese una seduta pomeridiana è stata tolta anche a urologia e spostata in neurochirurgia.
Mentre due sedute pomeridiane le ha perse chirurgia generale: «Si operava per tre pomeriggi a settimana, ora soltanto uno, due ce le hanno tolte a dicembre ­- racconta Viti ­-. Era già accaduto a luglio».

SI SALVANO GINECOLOGIA, DERMATOLOGIA E VASCOLARE. Solo ginecologia, che opera le classi di priorità A in 22 giorni, rispetta il range stabilito dalla Regione.
Sfiorano il limite dermatologia (32 giorni, ma con numeri più piccoli) e chirurgia vascolare (39).
Neurochirurgia si attesta di poco sotto i due mesi: 50 giorni per la classe A, con 65 persone ora in attesa di essere operate.

NEL POMERIGGIO ATTIVE SOLO 3 SALE SU 9. Ma attenzione: se questo è il quadro, va ricordato che non ci troviamo davanti ad una gara olimpica tra reparti, né il report può diventare il pretesto per un
guerra tra primari a chi conquista più sedute operatorie. In realtà il quadro che riportiamo rappresenta un messaggio chiaro al direttore generale Maria Teresa De Lauretis: la coperta è corta. E non può consolare il fatto che anche nelle altre Asl la situazione sia ugualmente critica (a Firenze, Prato e Pistoia, nel 2017 in 20mila erano in lista per un intervento programmato).
Il problema principale è la dotazione organica. Lo dice senza giri di parole Maurizio Viti, il medico che meglio di tutti conosce i segreti delle sale operatorie di viale Alfieri: «Il blocco sconta una carenza di personale cronica». E Augusti conferma: «Quando sono arrivato a Livorno eravamo 8 ortopedici, ora siamo 14.
Ma a Lucca sono 16 e a Viareggio 18».
Non è un caso che delle 9 sale operatorie (una delle quali sempre riservata h24 alle urgenze), la mattina lavorino tutte, mentre il pomeriggio ne funzionino soltanto tre. Perché per far funzionare una sala, oltre ai chirurghi, servono anestesisti, ferristi, infermieri.
È su questo aspetto che l’Asl deve investire. «Sulle sale operatorie si può aumentare la dotazione infermieristica ­- ammette il direttore dell’ospedale Carneglia ­-, questo ci permetterebbe di aumentare l’attività dei pomeriggi. L’azienda ha previsto la dotazione per una quarta sala il pomeriggio con l’obiettivo di diminuire le liste d’attesa». A vedere i numeri difficilmente basterà, ma sarebbe comunque un passo avanti.

Fonte: Il Tirreno

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