Il tavolo della salute lancia l’sos: «L’ospedale muore»

Il futuro dell'ospedale di Massa Marittima è in forte dubbio

Non si tratta soltanto del trasferimento di uno degli ultimi chirurghi rimasti al Sant’Andrea di Massa Marittima: la situazione dell’ospedale cittadino preoccupa per molte altre ragione e ieri mattina il Pci e il coordinatore del tavolo della salute pubblica Paolo Mazzocco hanno lanciato un appello alla cittadinanza e al mondo politico locale. «La paura – dicono – è che presto sia troppo tardi per fare qualcosa per salvare questo importante presidio». «Dei 110 posti letto presenti nel 2013 – ha spiegato Luciano Fedeli del Pci – oggi ne restano 84 e nulla è stato realizzato delle tante promesse fatte in passato sull’ospedale di comunità. Il rischio è quello che questa struttura venga depotenziata fino a portarla alla chiusura, con perdita enorme per il territorio che qui ha sempre trovato un punto di riferimento sia per quanto riguarda le cure che per quanto riguarda i posti di lavoro».
Fedeli, che si dice sconcertato dal silenzio mostrato dalla cittadinanza nei confronti di quello che sta accadendo nel presidio ospedaliero, chiede un intervento della politica. «Quella del Sant’ Andrea è una decrescita infelice – ha detto Mazzocco – Non è stata l’emergenza Covid a portare la struttura nella situazione in cui versa, ora sono solo venuti i nodi al pettine. L’ agonia parte da lontano. Qui c’è un predatore che guarda la carcassa morire lentamente e il paradosso è che si parla ancora di rilancio del Sant’Andrea. Un modo, questo per dire ben altro: si parla di chirurgia elettiva: una cosa ben diversa da quello che è un servizio ospedaliero vero». Mazzocco spiega che durante uno degli ultimi incontri politici prima della pandemia «Marcello Giuntini, Giacomo Termine e Leonardo Marras parlarono proprio di chirurgia elettiva e non di urgenza per Massa. Si tratta di un modo, questo, per fare a meno degli specialisti presenti in struttura. Così non è più necessario avere sempre a disposizione lo specialista pronto per le urgenze».
Mazzocco continua: «Nel rilancio di cui si parla si sono perse funzioni e servizi. Il dottor Cecconi, uno degli ultimi chirurghi rimasti, sta valutando il trasferimento a Piombino. Questo chirurgo ha fatto molto per l’ospedale ma è anche molto stanco. Di fronte ai continui colpi che arrivano a questa struttura io mi sarei aspettato una reazione dalla società civile ma non è stato così. Serve una mossa che arrivi dal mondo della politica, è indispensabile se si vuole mantenere in vita questa struttura ospedaliera», dice Mazzocco. L’appello è quindi per i cittadini ma anche per il mondo delle istituzioni affinché «possa essere fatto qualcosa per questa struttura morente. Altre realtà – concludono – si sono mosse in questa direzione: Volterra ha strappato un impegno concreto per ii futuro, Piombino ha fatto altrettanto. Orbetello ha garanzie, Castel Del Piano si è mobilitato. Anche noi delle Colline Metallifere dobbiamo farlo».

Fonte: Il Tirreno Grosseto

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