Il Pronto Soccorso in sofferenza: ancora accessi record, barelle in ritardo

Il pronto soccorso è in affanno. Lo grida la Cgil, che anche l’altra sera ha fatto una ricognizione nel reparto registrando calca e disguidi. Lo ammette con la solita franchezza il direttore del San Donato Massimo Gialli. «Premessa: credo che la situazione sia comunque sotto controllo e in linea con tante città capoluogo, che in queste ore sono in sofferenza. Però è vero che l’afflusso sta toccando punte mai viste».

Sembrava che il boom fosse stato toccato nei giorni di Natale, complice la chiusura dei mille ambulatori dei medici di famiglia. E invece la «cima» continua a spostarsi. «Anche martedì abbiamo superato i 260 pazienti; e sono tanti». Tanti in assoluto ma tanti anche in rapporto alle potenzialità del reparto. «Il nostro per la massima funzionalità è tarato sui 200 pazienti al giorno, è chiaro che sessanta in più non possono non farsi sentire». Però ai numeri si incrociano altre due variabili. Una è quella della strumentazioni e dei mezzi a disposizione. Nel mirino sono finite ancora le barelle.

La Cgil ha lamentato di averne trovata una senza materasso con le sole coperte. Gialli non entra in questo dettaglio («verificherò di cosa si sia trattato») ma al tempo stesso conferma che le famose barelle tanto attese non sono ancora arrivate.

«Dovevano consegnarle prima delle feste, non l’hanno fatto: d’altra parte come ente pubblico dobbiamo seguire una procedura precisa negli acquisti. Anche se alla luce di questo disagio qualcosa in futuro potrebbe cambiare». Poi c’è la questione del personale. Uno il punto dolente: a quello che risulta ad un’ora ancora di punta, le 17 di martedì, c’era di turno una sola persona al triage. E questo chiaramente rischia di creare un «tappo» che poi si riverbera sui tempi di attesa definitivi. Se già devi aspettare a lungo per il primo filtro, il resto va di conseguenza.

«Sì – continua Gialli – questo è un aspetto chiave e ne parlerò con il responsabile del reparto per ovviare prima possibile». Sul resto le soluzioni annunciate a Natale non sono ancora a regime ma i tempi assicura la Asl sono molto ravvicinati. Oggi? No, ieri. Perchè doveva essere il giorno per il trasferimento dei sette letti di medicina d’urgenza poco distanti ma comunque fuori dal pronto soccorso, di fianco al «Modica».

«Questo ci consentirà di aumentare i posti di osservazione». Ma il problema è: c’è personale che osservi in tempo reale? «A quel punto anche la dotazione va in automatico su quei posti e quindi avremo dei margini migliori». Mentre stanno per entrare in servizio proprio al pronto soccorso i nuovi infermieri, quelli assunti a fine anno e che dovevano prima passare un inevitabile periodo di ambientamento non sull’emergenza. Certo e questa recrudescenza di casi al pronto soccorso non è fatta stavolta di piccoli codici.

Anche perché a differenza di quanto non sia successo a Natale, gli ambulatori sono quasi tutti tornati, eccezione delle ferie a parte, alla loro normale attività. No, stavolta il grosso di chi si è presentato era in una situazione definita medio-grave e i cui tempi sono quindi più lunghi di una semplice medicazione o di un check-up. Con due conseguenze. Situazioni complicate costrette ad aspettare più del solito. E la solita giungla di codici leggeri che si sbattono tutto il giorno, venendo chiaramente dopo le situazioni più critiche. E l’affanno, di questi tempi perfino respiratorio, cresce.

Fonte: La Nazione Arezzo

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