Il nuovo ospedale di Prato. Parla l’assessore Saccardi

imageUn nuovo padiglione all’ospedale? Non è stato deciso proprio nulla. Frasi che sorprendono quelle dell’assessore regionale alla sanità Stefania Saccardi che, a una settimana dal vertice sul Santo Stefano, decide di dire la sua spiazzando tutti e negando che si sia deciso alcunché. Anzi. Saccardi conferma i disagi che arrivano dal nuovo ospedale ma mette in evidenza che i posti letto che mancano, è molto più realistico, saranno trovati in altro modo, non con ampliamenti. Un intervento inatteso quello dell’assessore che nega quanto sostenuto, ufficialmente e non, dagli altri rappresentanti istituzionali seduti al tavolo di lavoro sull’ospedale di Prato e che fa intravedere celate ­ incomprensioni politiche e istituzionali.

Assessore, nell’ultimo vertice in Regione si è parlato di realizzare un nuovo padiglione per l’ ospedale di Prato. Come nasce questa decisione?

«Non è così. E’ stato fatto in quest’ultima settimana tanto rumore per nulla. Non c’è nessuna decisione. Noi abbiamo aperto un tavolo di lavoro sul tema dell’ospedale di Prato. Un argomento sul quale stiamo lavorando da tempo. Dobbiamo alleggerire la pressione e l’abbiamo fatto prevedendo strutture di cure intermedie, attivando nuove collaborazioni con Villa Fiorita, creando una nuova struttura di degenza post ospedaliera alla Rsa di Narnali. E’ stata insomma ampliata l’offerta di posti letti alternativi all’ospedale di Prato».

Progetti che integreranno ­ e anticiperanno ­ i posti letto per una nuova palazzina?

«Il tavolo di lavoro che era aperto precedentemente si è arricchito con la presenza del Governo, con il sottosegretario Giacomelli. Ma non è stato deciso proprio nulla perché non ci sono i quattrini».

Della decisione di realizzare la palazzina però ne hanno parlato molti tra i presenti all’incontro. Tra l’altro il sottosegretario aveva anticipato la volontà del Governo di finanziarla con 6 milioni di euro.

«Evidentemente erano a un’altra riunione. Lo ripeto, non c’è stata alcuna decisione. Sono state esaminate varie ipotesi. E anche dei progetti per realizzare una palazzina. Ma servirebbe un supporto economico. Tra l’altro come comprenderà ho una certa consuetudine col Governo e ad oggi soldi non ce ne sono. Devo ringraziare Antonello (Giacomelli, ndr) che si è fatto portatore delle esigenze della sua città ma siamo in una fase delicata e per il momento non c’è nessuna palazzina da costruire».

Assessore, insisto. Non può essere un fraintendimento?

«Non c’è perché ad oggi non è possibile. C’è la volontà di riconoscere le criticità legate al nuovo ospedale di Prato ma non si sa quale sia lo strumento per risolvere i problemi. Ci sono delle decisioni tecniche del direttore generale da prendere, si deve valutare cosa serve davvero all’ospedale. Si sa che servono posti letto ma c’è da capire se si possono trovare con altre modalità. Non è detto che serva una nuova palazzina. Prima di fare una valutazione politica su questo c’è da esaminare tutti gli elementi tecnici ed è quello che stiamo facendo. Non a casa il tavolo si riunirà nuovamente dopo le feste. Costruire una nuova palazzina significa, tra l’altro, ridefinire tutta l’offerta sanitaria del territorio. Non è solo farla ma anche mantenerla. Bisognerebbe capire, tra l’altro, come impatterebbe sulla progettazione già in essere. Nel frattempo vanno avanti i progetti per migliorare la situazione». Quanto mi dice mi fa ipotizzare che durante l’incontro non ci fossero vedute comuni. «Francamente siamo usciti con un’idea comune. Poi ci sono state interpretazioni libere. La notizia non è la palazzina ma solo che al tavolo oggi c’è un componente del governo».

Rimane il fatto che l’ospedale a tre anni dall’inaugurazione è insufficiente.

«Dalla progettazione è passato molto tempo. E ritengo ingiuste e ingiustificate le critiche mosse al presidente Rossi che ha fatto in questa Regione un piano sanitario che non c’è in nessun’altra parte in Italia. Quattro nuovi ospedali, la ristrutturazione Santa Maria Nuova e il potenziamento di Careggi. Un piano di investimenti ospedalieri di grande valore. Dover chiedere scusa per aver fatto un ospedale nuovo mi sembra una forzatura politica. A oggi rispetto a molti anni fa la realtà di Prato si è enormemente modificata. Sono aumentati gli anziani e purtroppo c’è stata una più lenta organizzazione del territorio dal punto di vista sanitario che stiamo provando a recuperare. Questo ha fatto sì che l’ospedale si sia trovato a far fronte a problematiche che dovevano essere affrontare sul territorio seguendo il cambiamento della popolazione. Inoltre oggi i cinesi si rivolgono all’ospedale non solo per partorire ma per tutte le necessità. Tutto questo ha ampliato il bacino demografico rispetto al momento in cui il nuovo ospedale fu progettato. Non a caso Prato ha molte più criticità rispetto agli altri nuovi ospedali».

Fonte: Il Tirreno

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