Il benvenuto di Civitelli al nuovo assessore. «La scelta di Bezzini è giusta, ma si ricordi dei corpi intermedi»

Segretario Anaao Assomed Toscana

A una settimana dalla nomina di Simone Bezzini come nuovo assessore alla Sanità, il segretario regionale Anaao Assomed, Flavio Civitelli, ha voluto fare il punto della situazione. Soffermandosi sulla scelta del nuovo responsabile delle materie sanitarie e sulla capacità del sistema Toscana di fronteggiare l’emergenza sanitaria.

Segretario, le prime richieste che farete al nuovo assessore Simone Bezzini?
«Il Sistema sanitario toscano soffre da anni di una gravissima carenza di medici in molte discipline: l’anestesiologia e rianimazione e l’emergenza urgenza per citare solo quelle più strategiche in epoca covid. Questa carenza di programmazione nazionale è aggravata da condizioni di lavoro massacranti e, proprio in Toscana, le remunerazioni tra le più basse in Italia. Tutti elementi che contribuiscono a rendere poco attrattivi i nostri ospedali e, in particolare, quelli periferici. Alla carenza di specialisti si sommano le fughe verso il privato o la convenzione sul territorio che offrono a molti professionisti l’opportunità di operare con modalità di lavoro più tutelate e meglio remunerate. Poi c’è il fronte dell’emergenza sanitaria: qui è opportuno rinforzare i pronto soccorso e il 118 e garantire tempi brevi di risposta al tampone in tutti gli ospedali di media grandezza dotati di terapia intensiva, punto nascita e chirurgia d’urgenza».

Lei aveva espresso preferenza per un profilo politico. Con Bezzini siete soddisfatti?
«Certo, Bezzini ha l’esperienza politica necessaria per affrontare l’emergenza. Molto dipenderà dalla squadra di tecnici che metterà in campo e dalla relazione che saprà sviluppare con i professionisti e chi li rappresenta. La sua storia politica lo preserverà dal rischio di ripetere l’errore di saltare la relazione con i corpi intermedi, che si è rivelato gravissimo sotto tutti i punti di vista».

Si è parlato anche molto di Cosimi: un medico/politico. Era più idoneo un tecnico in questo momento?
«La politica deve svolgere il proprio ruolo e un mandato forte, anche di un ampio consenso elettivo come ha ricevuto l’attuale assessore, è garanzia di autorevolezza e indipendenza di giudizio. Il ruolo tecnico non può essere che funzionale a quello politico. Non conosco Cosimi, che presenta un curriculum di tutto rispetto, ma la responsabilità di affidare la delega spetta solo Presidente».

Giani ieri con un’ordinanza ha messo in campo, una task force sanitaria contro il Covid, mentre Bezzini propone tracciamento e tre grandi centrali operative da realizzarsi in 10 giorni. Queste soluzioni come la valuta?
«Le prime decisioni del Presidente sono pragmatiche e condivisibili. Il coordinamento regionale è necessario come sono necessarie le centrali operative di area vasta. Quelle che devono essere identificate con nome e cognome sono le responsabilità, che devono essere individuate in modo chiaro e dotate di poteri commissariali sui percorsi covid. Percorsi che devono essere omogenei sul territorio regionale e strettamente coordinati a livello di area vasta. Le due aziende, Asl e Ospedaliera, devono operare in modo coordinato senza conflitti di potere. E’ evidente che la stragrande maggioranza delle responsabilità gravino sulle Asl, che hanno la visione di sistema ospedale territorio».

La Toscana a che punto è per far fronte all’emergenza?
«La Toscana, come buona parte del mondo, ha sottovalutato la ripresa autunnale. In occasione della prima fase il primo provvedimento assunto fu quello di chiusura delle scuole. La seconda fase è ripartita con studenti delle scuole superiori rinchiusi per ore in aula in 28-30 persone senza mascherina e trasporti pubblici sovraffollati. Due errori che sono stati elementi di diffusione virale rilevanti. Oggi su questi temi le direttive devono essere chiare e stringenti. Sul fronte ospedaliero, vero asse portante del sistema, occorrono rilevanti investimenti economici e di idee. Non potremmo permetterci i consueti sovraffollamenti dei nostri pronto soccorso, che purtroppo sono già realtà anche in molti presidi toscani, dove le difficoltà di separare i percorsi covid/nocovid e i tempi di attesa lunghissimi negli ospedali privi di apparecchi per processare i tamponi potrebbero diventare rapidamente luoghi di diffusione del contagio».

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