I medici contro l’Asl: «Ci obbliga a usare il farmaco meno caro»

Umberto Quiriconi, presidente Ordine Medici Lucca

Soldi e salute sono termini difficili da conciliare per le aziende sanitarie. Vedendo la questione dalla parte del cittadino ogni tanto sembra che il mantra del “risparmio ad ogni costo” prenda il sopravvento nel dirigere le azioni di chi si trova ai posti di comando. Il caso ben si adatta alla diatriba in atto tra l’ ordine dei medici di Lucca e l’ Asl. L’ argomento del contendere è un farmaco anticoagulante di cui l’ azienda ha “caldeggiato” ­ per usare un eufemismo la prescrizione da parte dei medici di famiglia ai loro pazienti.Il motivo? Costa 17 centesimi meno di altri prodotti che l’ azienda considera equivalenti, ma che i dottori non ritengono tali. Da qui è partita la contesa con tanto di lettere, articoli, riunioni, frecciatine incrociate e definizioni infelici che rischiano di avere strascichi. La circolare. Tutto è iniziato con una circolare dell’ Asl Nord ovest indirizzata alcune settimane fa ai medici di famiglia. Conteneva un invito pressante alla prescrizione, in determinate circostanze, di uno specifico farmaco: quello meno caro per l’ azienda. «Una indicazione biasimevole, accompagnata da motivazione assolutamente non condivisibili da un punto di vista etico e morale ­ spiega il dottor Umberto Quiriconi, presidente dell’ordine dei medici di Lucca Non solo: l’ azienda ha imposto a chi prescrive farmaci diversi da quello indicato, l’invio di una relazione in cui venga motivata tale scelta. Insomma, un modo per complicarci la vita e dissuadere chi non si allinea. Ovviamente come ordine abbiamo subito presentato una richiesta di ritiro della circolare e segnalato il fatto al comitato etico di area vasta e al direttore delle attività specialistiche». A cosa servono gli anticoagulanti. Per capire la questione occorre introdurre qualche nozione spiccia di farmacologia: gli anticoagulanti sono prodotti che vengono somministrati a pazienti con problemi circolatori (tromboflebiti, embolie polmonari, ictus, ecc). Vengono utilizzati per mantenere il sangue fluido e vanno a interferire con l’ emostasi, quel complesso di reazioni fisiologiche che serve a bloccare le emorragie. La loro utilità riguarda le condizioni in cui tali reazioni si attivano in modo patologico, determinando la formazione di trombi (agglomerati di sangue coagulato) all’ interno dei vasi sanguigni. Di recente sono stati introdotti sul mercato farmaci orali di nuova generazione che i medici definiscono più “maneggevoli”, nel senso che non obbligano a controllare continuamente i parametri sanguigni del paziente per evitargli emorragie (se il livello è troppo elevato) o complicanze come trombosi o embolie (se è troppo basso). Questione di soldi. I nuovi farmaci, occorre dirlo, sono molto più costosi dei tradizionali anticoagulanti: in Italia costano oltre un centinaio di euro al mese, contro i due euro del vecchio Coumadin, il più famoso della vecchia generazione, con il quale però c’ è il fastidio del monitoraggio. E siccome vengono prescritti dal medico la spesa ricade sull’ Asl. «I farmaci anticoagulanti di questo tipo sono quattro: appartengono alla stessa classe ma hanno caratteristiche diverse ­ spiega Quiriconi ­ Innanzi tutto quello indicato dall’ azienda non ha un antidoto che lo renda inefficace: significa che se un paziente in cura fa un incidente e deve andare sotto i ferri, non lo si può operare finché l’ effetto dell’ anticoagulante non è esaurito. In secondo luogo non è deontologicamente corretto sostituire un farmaco già in atto e risultato efficace con quello che costa meno. Si rischia di perdere l’ equilibrio raggiunto». Sembra che a porre una pezza sulla vicenda ci penseranno le case farmaceutiche: per non vedersi osteggiati dalle azienda sanitarie i produttori degli anticoagulanti più “cari” (la differenza è di pochi centesimi), stanno meditando un ribasso dei prezzi. Vedremo.

Fonte: Il Tirreno Lucca

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