I medici contro i rimpalli al Cup: «Basta mandare indietro i pazienti»

Ad Arezzo avanti con il cellulare per smaltire le code

Dopo aver fatto la fila dal proprio medico di famiglia, essere stato visitato e aver ricevuto la richiesta per un’ecografia urgente, da effettuarsi entro 10 giorni, il paziente arriva al poliambulatorio per prenotare l’ esame. Fa un’ altra fila alla macchinetta “TuPassi” per prenotare l’ orario in cui presentarsi allo sportello. Aspetta l’ ora fissata e arriva finalmente davanti all’operatore del Cup. A quel punto scopre che l’ ecografia è disponibile non entro 10 giorni come richiesto sulla ricetta ­ ma dopo 30 giorni. E l’ operatore del Cup gli risponde di non poterla prenotare, visto che il medico aveva indicato l’ urgenza. Così lo rimanda dal proprio dottore a farsi fare una ricetta nuova, senza il codice prioritario. Il povero paziente torna dal medico, rifà la coda, si fa fare una seconda ricetta e ricomincia la trafila al poliambulatorio: prima il “TuPassi”, poi lo sportello e finalmente, forse, la prenotazione dell’ ecografia a 30 giorni. Il vortice infernale sembra ispirato ad un romanzo di Kafka e invece è quanto accade ­ sembra sempre più frequentemente ­ ai livornesi che si rivolgono al Cup di viale Alfieri o al CupTel: basta qualcosa che non torna sulla ricetta e i pazienti sono rimandati indietro a farsela rifare. «Ormai i cittadini sono trattati come palline da ping pong», accusano i medici di famiglia.
«Eppure la macchina sanitaria dovrebbe prima di tutto tutelare i pazienti, che spesso sono anziani e
fasce deboli», sottolinea Giulio Rosellini, uno dei coordinatori dei medici di famiglia e direttore del
dipartimento di medicina generale dell’ Asl.
Guerra medici­ – cup. Nell’ ultimo periodo il rapporto tra medici e operatori del Cup sembra essersi
inasprito. «È una conflittualità continua ­ accusa Daniele Tornar, anche lui coordinatore dei medici di
base livornesi ­. Dicono cose inesatte, sostenendo che le ricette sono sbagliate e rimandano
continuamente indietro i pazienti a farsele rifare. Eppure a più riprese è stato detto dall’ Asl che nessuno deve essere rimandato indietro dal Cup. Immaginatevi un 80enne che si trova stritolato in questo vai e vieni tra dottore e poliambulatorio».
Negli ultimi giorni, Enrico Bianchi, uno dei medici più noti in città e vicepresidente dell’ Agenzia
regionale della sanità, ha visto tornare in ambulatorio una serie di pazienti con la ricetta che per il Cup era sbagliata. «E invece era corretta», racconta Bianchi. «A rimetterci però sono stati i miei assistiti sballottati avanti e indietro con superficialità e senza rispetto».
«La cosa incredibile ­ aggiunge ­ è che ora alcuni operatori rimandano indietro gli utenti perché non l’
Asl non è in grado di rispettare le fasce di priorità che chiediamo: dunque se noi mettiamo fascia B (che prevede l’ esame entro 10 giorni) e non c’ è posto entro quel tempo, vogliono che si cambi la priorità con la lettera D che prevede la prestazione a 60 giorni».
Anche a Pisa non va meglio… Se a Livorno la situazione è critica, non va meglio nella grande Cisanello. «A Pisa addirittura non accettano le fasce di priorità per i non pisani. E così se noi mettiamo la lettera B, gli operatori non permettono la prenotazione a Cisanello», accusa Bianchi: «Vogliono la ricetta senza fascia. Vi sembra giusto?».
Da Fabrizio Cosci, altro coordinatore dei medici livornesi, un paziente è dovuto tornare tre volte per farsi rifare la stessa ricetta e avere una visita a Pisa.
«Doveva esser visitato al centro cefalee, ho fatto correttamente la richiesta per una visita neurologica per cefalee, ma per tre volte me l’hanno rimandato indietro. Per fortuna aveva fatto tutto per telefono».
«A Livorno l’ ultima novità è rimandare indietro i pazienti perché l’azienda non è in grado di rispettare la richiesta di urgenza che indichiamo ­ continua Cosci ­. Il problema è l’ atteggiamento di certi operatori: non c’ è spirito di collaborazione, mentre il sistema dovrebbe incentrarsi sulla tutela dell’ utente ­ riflette: le richieste vanno prese in carico, poi se c’ è qualcosa che non torna si sistemano. Quando ero direttore della zona distretto, obbligavo gli operatori a non mandare indietro nessuna richiesta di esame di sangue».
Le liste scoppiate. Capita anche il contrario: come quando il medico non inserisce la fascia di
priorità e l’ esame richiesto va alle calende greche. «Tutti i giorni torna qualcuno per chiedere di inserire l’ urgenza­ racconta Andrea Ciangherotti­. Vanno allo sportello, gli danno la visita a cento giorni e quando protestano, gli operatori gli dicono di tornare dal medico e farsi dare una fascia più veloce».

Fonte: Il Tirreno

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Una risposta a “I medici contro i rimpalli al Cup: «Basta mandare indietro i pazienti»

  1. Forse qualcuno alla Regione che dovrebbe controllare questi comportamenti anomali delle ASL dovrebbe alzar il sedere dalla sedia.

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