I dipendenti bocciano l’Asl e denunciano favoritismi

Maria Teresa De Lauretis, direttore generale Asl Toscana Nord Ovest

Si sentono realizzati nel proprio lavoro e soddisfatti del reparto o struttura dove prestano servizio. A conferma che la sanità è sentita come una missione, da sbandierare con orgoglio sia di fronte a se stessi che agli altri. Ma sul resto è meglio stendere un velo pietoso. Soprattutto in termini di rapporti con il datore di lavoro: l’ Asl. Nei cui confronti c’ è una sfiducia dilagante: su come viene gestito il sistema sanitario, cioè l’ organizzazione della macchina, ma anche in termini di servizi offerti ai pazienti. Col risultato, secondo le voci critiche, di penalizzare sia i cittadini che il personale. E i primi, ammettono gli stessi dipendenti Asl, sono costretti a ricorrere alle conoscenze e alle amicizie per avere un’assistenza tempestiva. Un “si sa ma non si dice”, messo nero su bianco. Fanno discutere i risultati dell’ indagine sul clima interno svolta dal laboratorio Mes del Sant’Anna di Pisa. Che ha fornito questionari anonimi ai dipendenti di tutte le Asl della Toscana e quindi anche a chi lavora per la sanità versiliese. È vero che in Versilia a rispondere sono stati l’86% dei responsabili di struttura (come i primari) e soltanto il 34% dei dipendenti. Ma già questa è una spia della soddisfazione di chi lavora in ospedale e nei distretti: scarsa. La nuova maxi-­Asl non piace a nessuno: il giudizio è quasi del tutto negativo. Ma questo non sorprende: la Versilia ha visto una specie di perdita di autonomia che le aveva consentito di crescere molto negli anni, soprattutto con il direttore generale Giancarlo Sassoli. Sorprende, invece, la negatività dello sguardo sulla gestione complessiva della macchina. Il 42,3% delle persone che hanno risposto al questionario si dicono completamente o in parte insoddisfatte di come viene diretta l’ Asl: il 34,4% dà una risposta incerta e solo il 23,1% si dice soddisfatto del tutto o in parte. Maggioranza di giudizi negativi anche su come l’Asl sia in grado di gestire le situazioni conflittuali (45,9%); su come stimoli a dare il meglio nel proprio lavoro (46,1%); su come il merito sia considerato fondamentale o no (55,5%); su come riconosca il contributo professionale di ognuno (56,9%). Non esaltanti anche i giudizi su come l’ Asl consideri prioritaria la soddisfazione degli utenti e sul fatto che si stia attenti a non creare disuguaglianze tra i pazienti nella qualità dell’assistenza: soltanto un intervistato su tre dà un giudizio positivo, nel senso che conferma che si tratta di un obiettivo condiviso e raggiunto. Ma la bocciatura più clamorosa, anche perché arriva dai responsabili di struttura, è su alcuni aspetti fondamentali come farmaci, attrezzature e informatizzazione. La maggioranza dei giudizi è negativa sulla velocità e affidabilità degli interventi di manutenzione di strutture e apparecchi; sull’arrivo tempestivo di farmaci e strumentazione (non a caso la domanda sull’adeguatezza delle attrezzature vede appena il 35% di risposte positive); sull’utilizzo della cartella clinica informatizzata. Quest’ultima, stando al questionario, è usata da meno di un dipendente su tre. Giudizi buoni, invece, sulla qualità e la sicurezza dell’ambiente di lavoro. Passando al clima interno vero e proprio, colpisce la volontà di non sorvolare su domande scomode. Così si scopre che la maggioranza degli intervistati è a conoscenza di casi di mobbing (39%). E quasi il 40% pensa che per ottenere un’ assistenza sanitaria rapida il paziente debba fare ricorso a conoscenze personali.

Fonte: Il Tirreno Viareggio

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