Ginecologi pagati a nero per le visite In diciannove rischiano il processo

Rinforzi in arrivo al Santo Stefano

Nelle stanze dell’ospedale avrebbero effettuato visite ‘fuori programma’ a donne cinesi – durante l’orario di lavoro e utilizzando le strumentazioni pubbliche – per poi intascare soldi a nero. Erano i primi di luglio quando il reparto di ginecologia dell’ospedale Santo Stefano fu squassato da un vero e proprio terremoto giudiziario.Ora, a distanza di oltre tre mesi, si sono ufficialmente chiuse le indagini preliminari sulla vicenda – che destò grande scalpore in città – con la procura che in queste ore ha notificato gli atti a diciannove indagati, tra medici del Santo Stefano e intermediari cinesi i quali, secondo l’accusa, fungevano da ‘collante’ tra i ginecologi e le donne da visitare pagando per scavalcare il normale iter. L’avviso, firmato dai sostituti Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, è stato notificato anche all’ex primario del reparto Giansenio Spinelli, ora in pensione, nei confronti del quale è ipotizzato il reato di omessa denuncia.
L’indagine condotta dai carabinieri ha portato alla luce un meccanismo piuttosto consolidato. Una sorta di ‘prassi parallela’ che, secondo l’ accusa, funzionava più o meno così: i ginecologi venivano contattati dagli intermediari con i quali concordavano orario delle visite e luogo, sempre in ospedale o al Giovannini. I medici, sempre secondo quanto ricostruito da un dettagliato lavoro investigativo dei militari fatto di intercettazioni, uso di telecamere nascoste e, non ultimo, ‘camuffamenti’ fra i pazienti, erano soliti così allontanarsi dal reparto (specie durante le guardie notturne) e visitare le pazienti cinesi nella stanza del fast track, quella in uso al pronto soccorso che accoglie gli ecografi. Per l’accusa, dopo la visita, il medico avrebbe intascato i soldi a nero dal mediatore – in genere una cifra che andava da un minimo di 100 a un massimo di 150 euro – il quale si sarebbe trattenuto una piccola parte del denaro per il ‘disturbo’. Del lungo elenco di indagati che hanno ricevuto l’ avviso di conclusione di indagini fanno parte i ginecologi Elena Busi, Simone Olivieri, Massimo Martorelli e Ciro Comparetto, inizialmente finiti ai domiciliari con l’ accusa di peculato e truffa ai danni dello Stato. Le misure cautelari colpirono anche
tre intermediari, Wu Lihua, Li Jie e Zhou Qiongying. Nell’ inchiesta anche altri due ginecologi, un’ostetrica, un chirurgo, un altro medico dell’ ospedale di Prato e altri sei cinesi. Adesso gli indagati hanno venti giorni per chiedere di essere interrogati o per presentare eventuali memorie, dopo di che la procura prenderà le sue decisioni sulle richieste di rinvio a giudizio e su quelle di archiviazione.

Fonte: La Nazione Prato

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