Epatite C, l’Asl taglia i farmaci. «Decideremo noi chi curare»

Le costosissime medicine per curare l’ epatite C non bastano per tutti. Neppure per i malati più gravi, quelli agli stadi più avanzati. Così, nell’ Asl Toscana Centro, con i conti delle spese farmaceutiche che non tornano, il direttore del dipartimento delle Specialistiche mediche, Giancarlo Landini, invia una circolare a tutti i primari dei reparti interessati per invitarli «al massimo contenimento delle nuove prescrizioni di anti Hcv fino a fine anno, avendo superato come azienda la quota concordata».
La circolare, inviata un mese fa, il 4 ottobre, e rimasta finora riservata, non si limita a un generico riferimento al tirare la cinghia, ma fa molto di più: «Eventuali prescrizioni inderogabili prosegue la comunicazione dovranno essere condivise e autorizzate dal dipartimento previo invio di sintetica documentazione clinica».
Tradotto, i primari di malattie infettive, epatologia, gastroenterologia, medicina interna, prima di decidere se curare un paziente, dovranno chiedere il permesso ai vertici amministrativi dell’ azienda. E la cernita avverrà per pazienti le cui cure vengono definite «inderogabili». Visti i costi altissimi delle terapie, infatti, i farmaci anti­epatite C erano già contingentati ai pazienti più gravi. E i dati di Aifa, l’ agenzia italiana del farmaco, dicono che al 31 agosto nell’Asl Toscana Centro i trattati erano appena il 44 per cento rispetto all’obiettivo dell’intero 2017. Sul mercato un trattamento completo oggi costa, con i farmaci di ultima generazione ma ce ne sono anche di più cari, dai 7.500 ai 70 mila euro Iva compresa. Così molti ammalati che non sono abbastanza gravi per poter ottenere le cure gratis
dall’ Asl se ne vanno in India, dove la politica dei brevetti fa sì che si possa acquistare la cura a 600
euro. Una migrazione recente, visto che fino al 2013, con le vecchie e pesanti terapie, l’ epatite C era
una malattia incurabile per metà dei casi.
La prima medicina di nuova generazione, il Sofosbuvir (Sovaldi), è entrata sul mercato con costi
insostenibili per molti (una terapia completa costa ancora oggi quasi 180 mila euro). E ha messo in
discussione gli stessi principi della sanità italiana. Il decreto Balduzzi, che il ministro della salute del
governo Monti aveva emanato nel 2012, aveva previsto (e prevede ancora) che i farmaci innovativi
efficaci debbano essere garantiti a tutti. Ma per gli anti Hcv così non è mai stato nei fatti e il ministero
della salute decise di contingentarli. Il governatore Enrico Rossi, due anni fa, annunciò che la Toscana
avrebbe fatto uno sforzo autonomo per garantire le cure a tutti i malati, stimati in 26.224 persone
secondo la delibera di giunta del 18 maggio 2015. «Eradicare» subito la malattia ­ era la filosofia del
governatore ­ in modo da evitare nuovi infettati e, quindi, alla lunga risparmiare. Ma già dopo pochi mesi
i conti non tornavano. E Rossi polemizzò con Aifa per il prezzo concordato con i produttori dei farmaci
anti Hcv.
A distanza di due anni, vengono tuttora curati solo i casi più gravi. Gli altri aspettano di star peggio. Ma
ora ci sono problemi di copertura anche per gli «inderogabili»: al 31 agosto, in tutta la regione, solo
1.663 pazienti erano in cura rispetto ai 3.822 programmati per tutto l’ anno, il 44 per cento. E malgrado il
ritardo, ora si tira ulteriormente la cinghia.
Non si tratta solo nell’ Asl Centro. L’ 11 ottobre scorso in Regione si è tenuto un turbolento vertice con i
rappresentanti delle sei aziende toscane (le tre Asl e le tre universitarie), in cui i primari dei reparti sono
stati richiamati all’«appropriatezza» delle cure anti epatite C. Ai medici è stato ordinato di limitare le
prescrizioni di farmaci perché i conti non tornano. Sei giorni dopo, dalla Regione, è partita una mail
indirizzata ai 22 reparti coinvolti nelle cure: i numeri sono contingentati, fino al 31 dicembre in Toscana
per questo capitolo di spesa è disponibile solo un milione e mezzo di euro con cui (a un costo di 7.500
euro a terapia) dovranno essere curati solo 177 pazienti (con tanto di numeri reparto per reparto), divisi
in tre scaglioni, con appena 25 casi «incidenti», ovvero 25 terapie da assegnare senza programmazione
a casi di urgenza assoluta.
Ma, almeno per l’ Asl centro, a mettere l’ ultima parola su chi deve essere curato o no, sono i vertici
aziendali. E chi lavora faccia a faccia con i malati racconta che i via libera ai trattamenti starebbero
subendo ritardi di 20, 25 giorni.

Fonte: Corriere Fiorentino

(Visto 453 volte, 1 visite giornaliere)

Una risposta a “Epatite C, l’Asl taglia i farmaci. «Decideremo noi chi curare»

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *