Enrico Rossi: «Ticket da graduare su costo delle prestazioni e reddito. E al Fondo non autosufficienza tutti contribuiscano con l’Irpef»

Presa di posizione del Governatore sul ticket

«La scelta del ministro della Salute Speranza di eliminare il superticket in legge di Bilancio è un buon segnale. Certo è che se mai si dovesse ripensare il ticket sulle prestazioni, dovremmo fare un ragionamento molto più ampio sulla compartecipazione rapportato al costo della prestazione e del reddito, come del resto ha indicato la Corte dei conti nelle audizioni sulla manovra». Così il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, intervenuto in un forum organizzato da Il Sole 24 Ore Radiocor. «In Toscana – ha precisato il governatore – abbiamo scelto di tenere fuori dal superticket il 75% della popolazione e di farlo pagare a quel 25% di persone che hanno un reddito medio-alto. Si potrebbe obiettare che questa fetta di popolazione viene spinta così verso il privato, ma anche se fosse è per prestazioni limitate e che non rientrano nel core business della sanità pubblica».
Sanità che per Rossi in Italia è «il comparto più avanzato dello Stato dal punto di vista dei meccanismi di monitoraggio e di controllo. Basti pensare al ruolo dell’Agenas o del ministero dell’Economia, per i conti». Peccato – afferma ancora Rossi – che il nostro Ssn paghi salato l’assenza di politiche adeguate: ad esempio «è una sciagura il non aver programmato, per scelta o per incapacità, la formazione specialistica dei medici. Le Regioni si organizzano come possono: in Toscana quest’anno abbiamo deciso di tamponare l’emergenza mettendoci soldi in più e accordandoci con l’Università. La Regione destina alla formazione una quota di 10 milioni, poi si prevede che i giovani medici non si formino solo nelle Aziende ospedaliero-universitarie ma anche negli ospedali delle Asl, cioè nei teaching hospital. Ma è sempre l’Università a scegliere dove e da chi far formare uno specializzando».
Nel «rispetto» ma nella «non condivisione» delle ricette portate avanti dalle Regioni più oltranziste sulla via dell’autonomia, Rossi promuove invece la proposta di legge quadro sulle autonomie del ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia: «Apprezzo il lavoro del ministro Boccia ma piuttosto che stressare il concetto di autonomia, mi concentrerei su quello di collaborazione, secondo una definizione basata sugli interessi e sulle capacità delle singole Regioni.Occorrerebbe una divisione chiara dei compiti tra Stato e Regioni, con la possibilità di partecipazione anche rispetto all’assegnazione delle risorse e – come previsto – con un potere di commissariamento da parte del Governo laddove non si raggiungano gli obiettivi prefissati», ha spiegato Rossi.
Resta, piuttosto, da mettere in piedi anche in Sanità un sostegno al Sud – di cui si discute in sede di nuovo Patto per la salute – che passi innanzitutto dal contrasto della mobilità evitabile. «Serve un Patto di solidarietà per il Sud – afferma Rossi -: i presidenti delle Regioni meridionali quando si parla di finanziamenti chiedono più budget, ma se poi quello che ottengono me lo restituiscono in forma di trasferte non ha senso. Lo Stato si faccia carico d’intesa con le Regioni di una programmazione di centri specialistici da creare in loco e che oltretutto risolverebbero anche le liste d’attesa da noi. Basti pensare che all’azienda ospedaliero universitaria di Pisa il 20% di attività è dedicata a pazienti fuori-regione e di questi il 18% viene dal Sud. Servono progetti di cooperazione per costruire lì le unità operative che rispondono ai bisogni dei pazienti. Serve programmazione».
Ma la vera sfida è l’invecchiamento della popolazione. «Cronicità e non autosufficienza sono le prime emergenze da affrontare – avvisa Rossi – perché oggi troppe famiglie sono lasciate sole nel dramma: si dovrebbe lavorare a un Fondo nazionale da avviare con soldi pubblici e poi da alimentare con i contributi di tutti sull’Irpef. Una percentuale da stabilire in rapporto al reddito, così come fanno altri Paesi da anni. E al pubblico spetterebbe in ogni caso l’organizzazione dell’assistenza per intensità di cura. Oggi la residenzialità è l’unica risposta ma ce ne sarebbero molte altre in grado di migliorare la qualità e la speranza di vita dei pazienti. E anche di far emergere tanto “sommerso” che oggi caratterizza il settore. La Regione Toscana elaborerà una linea guida per proporre il mix di assistenza ottimale sulla base delle singole situazioni».
Infine, il messaggio al pianeta Pharma. «Ci aspettiamo che Toscana Pharma Valley sia operativa nel giro di due anni. Per le aziende farmaceutiche toscane e non solo sarà un hub importantissimo, visto che chi produce in Toscana oggi ha come unici punti di riferimento per lo spostamento dei suoi prodotti Roma o Milano. Nell’arco di un anno sarà in funzione il cantiere nel retroporto di Livorno – ha spiegato infine Rossi -: la scommessa sulla nuova piattaforma logistica digitalizzata per le spedizioni significa ottenere un risparmio tra i 60 e gli 80 milioni di euro l’anno».

Fonte: Sanità24

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