Emergenza Covid-19, l’intersindacale medica a tutela dei sanitari: “Servono maggiori garanzie”

Una categoria sempre più in pericolo

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che l’Intersindacale medica e veterinaria dell’Azienda Toscana Nord Ovest ha inviato al Direttore generale, Maria Letizia Casani, in merito all’emergenza covid-19 e alla necessità di tutelare i professionisti della sanità.

L’Intersindacale DMV dell’Azienda Toscana Nord Ovest, sente il dovere di ricordare, senza se, senza ma e senza distinzioni di sorta, il rispetto delle norme, a tutela dei medici, dei sanitari e di tutti gli operatori addetti all’assistenza, che sono tutti da considerarsi in prima linea, che stanno pagando il tributo all’emergenza in termini di vite, di malattie e di contagi e che, nonostante questo, continueranno a non tirarsi indietro durante l’emergenza sanitaria che il mondo sta vivendo.

Direttrice, siamo consapevoli del Suo costante e continuo impegno in questi giorni nella gestione dell’emergenza, se protestiamo per la carenza dei DPI, protestiamo con cognizione di causa avendo bene davanti agli occhi tutti i colleghi impegnati sul campo.

Quando un medico entra in un reparto covid-19 per visitare pazienti trattati con ossigeno ad alti flussi, non può essere protetto con una mascherina chirurgica: se chiede la mascherina FFP2 non può sentirsi dire che il parere dell’ISS prevede quelle chirurgiche come idonee (mentre nel febbraio l’ISS scriveva “il personale sanitario in contatto con un caso sospetto o confermato Covid-19 deve indossare DPI adeguati, consistenti in filtranti respiratori FFP2 e FFP3 per le procedure che generano aerosol,” riportando l’idoneità delle mascherine chirurgiche agli ambienti di lavoro e alle persone in ambito non sanitario).

Inoltre, poiché non possiamo escludere (in assenza di un tampone diagnostico) che i degenti ricoverati in un qualsiasi reparto e tutti coloro che transitano per i PS e per gli ambulatori siano portatori di covid-19, non si stupisca se alcuni medici e operatori sanitari portano mascherine FFP2 (spesso acquistate con risorse personali) al posto delle chirurgiche o Toscana 1, perché per nostra tutela e dei nostri familiari abbiamo il diritto-dovere di indossarle (non esiste il rischio che si sia noi a “diffondere il panico” nel 2020).

Anche a livello territoriale la problematica non è poi così diversa. Mancano i DPI e ai checkpoint di alcuni Distretti manca lo strumento per il controllo della temperatura; per non parlare della sanificazione dei locali, spesso limitata all’apertura delle finestre. Eppure si continuano a mantenere attività ambulatoriali specialistiche programmate e non prioritarie, con agende CUP complete, e con flussi costanti di pazienti anziani che sono anche tra i più esposti al contagio. DPI inadeguati anche per i Medici Necroscopi, per quelli del Servizio di Igiene, per tutti coloro che sono chiamati a fare i tamponi nelle RSA e i controlli nelle Aziende rimaste aperte.

Direttrice, Lei deve prendere provvedimenti anche in questi ambiti.

Pensiamo, poi, ai Dirigenti Medici Anestesisti e Rianimatori, Pneumologi, Internisti, Cardiologi, Radiologi, del Pronto Soccorso, delle Malattie Infettive, delle Terapie Intensive e Sub Intensive degli Ospedali Covid della nostra Azienda Toscana Nord Ovest, certamente chiamati a svolgere orario eccedente nella situazione sanitaria in atto. Tale eccedenza non dovrà essere oggetto di taglio trimestrale o quadrimestrale, ma di compensazione nei modi e nei termini che verranno definiti con le OOSS e l’Azienda se non meglio specificati a livello nazionale.

Direttrice, basterebbe una Sua breve nota di chiarimento in merito.

Altro punto molto controverso è quanto riportato nella Sua Circolare del 19/3 us che, per la gestione del personale in quei servizi non interessati da riorganizzazione Covid-19 in cui è possibile effettuare una rimodulazione delle attività, prevede il mantenimento al proprio domicilio (fatti salvi i congedi straordinari parentale al 50% e 104 (6+3) come da decreto Legge Cura Italia) con smaltimento delle ferie anni precedenti o di eventuali ore eccedenti.

Direttrice, forse dimentica che molti di noi hanno accumulato ferie negli anni precedenti per carenza di personale e che il lavoro così svolto ancora oggi, sempre per quella dedizione che ci sta contraddistinguendo, è servito a garantire al cittadino i servizi, gli interventi chirurgici e la copertura delle guardie.

Direttrice, vorremmo ricordare ai suoi collaboratori che le ferie (in termine tecnico/giuridico “Congedo ordinario”) per il personale sanitario sono sospese per legge dall’art. 1 comma 1 lettera p) del DPCM 8/3/3020, e che per il combinato disposto dall’articolo 3, comma 1, del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, dall’art. 1 del DPCM 11 marzo 2020 e dall’art.19 comma 3 del Decreto Legge n.9 del 2/3/2020, che recita testualmente: “I periodi di assenza dal servizio dei dipendenti delle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (qui ci siamo noi sanitari) imposti dai provvedimenti di contenimento del fenomeno epidemiologico da COVID-19, adottati ai sensi dell’articolo 3,comma1,del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, costituiscono servizio prestato a tutti gli effetti di legge. L’Amministrazione non corrisponde l’indennità sostitutiva di mensa, ove prevista.” tutto quanto previsto dall’art. 1 comma 3 DL 23/2/20 dal 12/3 è stato esteso a tutta l’Italia.

Direttrice, a parere dell’Intersindacale potrebbe essere utile collocare a casa quei Colleghi (si ridurrebbe il rischio di contagio e l’uso di DPI) a scopo preventivo/protettivo, mantenendone la possibilità
di chiamata in servizio in caso di un ulteriore stato di necessità (malattia di altri Colleghi, turnazione o integrazione con gli stessi in caso di aumento dei casi di Covid e altre criticità). Certamente per il mantenimento al proprio domicilio non si può parlare di ferie, né di recupero orario (salvo le ferie di pre-pensionamento).

Direttrice, parliamo ancora dei Medici di Dipartimenti non specificamente interessati all’assistenza di pazienti Covid-19: sarebbe opportuno che i Direttori di Dipartimento non fossero solo impegnati a riempire le caselle vuote del turno di un reparto “no-Covid” col nominativo di un medico di qualunque specialità “catapultato” in un ambiente a lui sconosciuto e magari di notte e da solo (come sta avvenendo). Si, è vero siamo tutti medici e non ci tiriamo indietro, ma le competenze professionali in una branca specialistica diversa dalla propria non si acquisiscono in un giorno o con il “bignami” nel camice e questo vale anche per la confidenza con i processi organizzativi e i supporti informatici. Pertanto, laddove la situazione non sia ancora “senza altra soluzione possibile”, è auspicabile che certi Specialisti non vengano coinvolti in attività per le quali non hanno la necessaria esperienza professionale.

Direttrice, prima di scelte “obbligate e inadeguate”, non ritiene forse più opportuno, impiegare Dirigenti Apicali del settore per la copertura critica dei turni.

L’Intersindacale sottolinea anche che per tutte le situazioni suddette l’Azienda deve comunque garantire la copertura assicurativa anche nei casi di colpa grave “senza ricorrere alla rivalsa”: le Assicurazioni dei Dirigenti Medici sono sottoscritte e pagate con quote diverse correlate alla tipologia di attività specialistica svolta e non tutte le polizze assicurative prevedono estensioni. Resta sottinteso che nei casi di emergenza nessun medico può rifiutare il proprio intervento e questo è stabilito dalla Legge e dal Codice Deontologico.

Direttrice, anche su questo argomento è necessario il Suo intervento.

Direttrice,l’emergenza Coronavirus è stata paragonata a una guerra contro un nemico invisibile; l’esercito di cui disponiamo ha senza dubbio in prima linea i Medici, gli Infermieri e tutti gli altri Operatori Sanitari; i Sindacati rappresentano la loro voce, i loro bisogni, i loro disagi, la loro disperazione. Laddove lei può agire in prima persona, non esiti a farlo. In Italia, i camici bianchi caduti sul campo a oggi sono 44.

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