Duemila posti letto per 4 province

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All’ospedale San Jacopo di Pistoia la mancanza di posti letto è cronica e i pazienti di medicina vengono sparpagliati un po’ ovunque. Soprattutto in chirurgia dove, dice Simone Pedri segretario provinciale della Fials, è capitato pure che rinviassero operazioni per non occupare posti letto.

Al San Luca di Lucca, invece, di posti letto, ne sono stati realizzati meno di quelli previsti da progetto: dovevano essere 410 ma sono 355. E allora succede che i pazienti aspettino ore in pronto soccorso prima di essere ricoverati. Un po’ come all’ospedale Apuane di Massa dove l’azienda sanitaria, la scorsa estate, ha dovuto installare tre gazebo esterni per evitare che i pazienti (e accompagnatori) cuocessero al sole nell’attesa. La sala interna, infatti, era troppo piccola per ospitare tutti. Sono i tre ospedali gemelli del Nop di Prato. Le quattro strutture partorite nel 2005 con un accordo di programma sottoscritto da Regione ed enti locali. Sono state inaugurate una dietro l’altra dal 2013 al 2015. Doveva essere una rivoluzione. Ospedali solo per acuti: il luogo di riferimento per casi estremi (pazienti gravi o complessi) e poi solo per qualche giorno. Tutti gli altri si sarebbero dovuti affidare alle strutture sanitarie territoriali: case della salute, luoghi di degenza più lunga. Che, però, non ci sono. O meglio, ci sono, ma «sono del tutto impreparati a dare una risposta di base», dice Valerio Musetti, responsabile sanità della Fp Cgil di Massa­Carrara. Qui, ad esempio, sono state realizzate due case della salute, a Carrara e a Montignoso, ma «hanno messo solo insieme i medici di famiglia ­ spiega Musetti ­. Per una slogatura una persona deve ancora andare in codice bianco al pronto soccorso». I distretti sanitari, come i centri per le cure intermedie ­ quelli in cui dovrebbero andare i malati per le degenze più lunghe ­ secondo il progetto iniziale, dovevano essere tutti potenziati per appoggiare i quattro nuovi ospedali. I potenziamenti sono in ritardo. Ma, in compenso, i nuovi ospedali sono troppo piccoli per ospitare tutti. L’ospedale di Massa ha 360 posti letto e deve coprire più o meno un’ intera provincia (ci sono altri due piccoli ospedali in Lunigiana, a Pontremoli e Fivizzano) per un totale di circa 198 mila abitanti. A Lucca i posti letto, come detto, sono 355: dovevano essere 410, ma sarebbe stati comunque pochi ­ senza strutture sanitarie territoriali di supporto ­ per una popolazione di 391.228 abitanti. L’ospedale di Pistoia di posti letto ne ha 440, contro una popolazione di quasi 292 mila persone. E infine, Prato, con 540 posti letto che non bastano per una provincia in cui abitano oltre 253 mila persone. La prima conseguenza è che i pronto soccorso si ritrovano ancora più affollati. «C’è chi aspetta anche 13 ore in attesa di essere ricoverato perché non ci sono letti liberi», dice Simone Pedri. La seconda è il valzer dei pazienti alla ricerca di posti letto. L’assessore regionale alla Salute, Stefania Saccardi, contattata da Il Tirreno, si trincera dietro un no comment. E pensare che non sono costati nemmeno spiccioli. I quattro ospedali sono stati realizzati, infatti, con il project financing: una compartecipazione tra pubblico e privato alla spesa, in cui il concessionario recupera l’investimento con il flusso di denaro generato dalla strutturata, come i parcheggi. In totale sono costati circa 420 milioni di euro, di cui circa 170 messi dallo Stato, 94 dal privato e circa 56 dalle aziende sanitarie. L’ospedale Apuane è costato oltre 83milioni di euro, quello di Lucca 88, Pistoia oltre 82 e Prato quasi 102 milioni di euro. Una spesa, a cui, questa è la previsione (vedi Prato), se ne dovrà aggiungere un’altra.

Fonte: Il Tirreno Massa Carrara

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