Dottori nelle scuole, Asl cerca pensionati e neolaureati

Medici nelle scuole? Sì, no, forse. Nei giorni scorsi la Regione Toscana ha emesso un’ ordinanza con la quale prevede di assumere neolaureati in vista dei controlli da fare negli istituti scolastici per prevenire e gestire eventuali focolai tra gli studenti. I dottori affiancheranno il referente interno individuato da ciascuna scuola e lo aiuteranno a far rispettare il protocollo, a tenere i rapporti con il dipartimento della Prevenzione, a gestire informazione nei confronti di docenti e delle famiglie.Come detto possono candidarsi anche neolaureati e medici in pensione: con loro verrà stipulato un contratto libero professionale che durerà fino alla fine dell’anno scolastico. Ogni Asl dovrà rendere disponibile l’elenco entro il 30 di settembre. Ma intorno a questa novità al momento ci sono ancora molte incertezze, a partire dai tempi stretti che cozzano con le difficoltà nel reperire i medici. In più c’ è la questione dei criteri di distribuzione: saranno assegnati per plesso o per istituto? E per quante ore alla settimana dovranno essere presenti? Questioni che dovranno essere affrontate e risolte alla svelta tra Regione, Asl e scuole.
«Aspettiamo che sia fatta chiarezza – dice Donatella Buonriposi, dirigente dell’ufficio scolastico provinciale di Lucca e Massa – I plessi in provincia di Lucca sono 326, di cui 44 solo nel Comune di Lucca. Riuscire a piazzare un medico in ognuno di essi mi sembra difficile. Più facile trovarne uno per istituto. A Lucca ad esempio ci sono sette comprensivi e sei superiori. Peraltro tutte le scuole hanno già un medico competente che è responsabile della sorveglianza sanitaria. È una figura prevista dal decreto legge 81 del 2008 e spesso è ricoperta da medici che lavorano per agenzie esterne, individuate attraverso i bandi fatti dalle singole scuole. Quanto sono presenti? Due tre volte l’anno ma in caso di necessità si può fare riferimento a loro. Tra i compiti che devono assolvere c’ è quello di occuparsi dei rischi legati all’ utilizzo dei videoterminali, allo stress correlato al lavoro e più in generale a tutto ciò che concerne la sorveglianza sanitaria. Forse sarebbe opportuno affidarsi a loro anche per il Covid».
La presenza dei medici nelle scuole non è una novità: un tempo esisteva il “medico scolastico” che periodicamente si occupava di visitare gli alunni. Le generazioni un po’ più avanti con gli anni se lo ricorderanno. Tale figura è poi scomparsa con l’ istituzione del pediatra di famiglia. C’è un’altra faccenda che rende complicata la partenza dell’anno scolastico: «I dirigenti scolastici hanno difficoltà a individuare i referenti Covid – spiega Buonrisposi – Molti dei docenti a cui viene chiesto stanno rifiutando: per loro è un incarico aggiuntivo non retribuito, per ricoprire il quale non ritengono di avere le competenze e che per di più si porta dietro grosse responsabilità. È comprensibile che si tirino indietro». In ogni caso, il 14 settembre si riparte: «Preoccupata? Certo – dice Buonriposi – Le incognite sono tante e non abbiamo la palla di vetro per capire cosa succederà. Credo sia inevitabile aspettarsi qualche contagio: a quel punto scatteranno i primi protocolli e li capiremo se il sistema funziona». Sauro Luchi, infettivologo del San Luca qualche giorno fa sosteneva che sarebbe più opportuno dividere le classi in piccoli gruppi. «Questo verrà fatto – spiega Buonriposi – Le situazioni variano da scuola: all’ Iti, ad esempio, ci sono 1.500 studenti e il preside dovrà ricorrere alla rotazione e alla didattica a distanza almeno un giorno a settimana. In generale la maggior parte delle classi hanno numeri nella norma ma ce ne sono alcune con 30 e più studenti. Purtroppo abbiamo avuto un taglio di 43 cattedre e siamo in attesa del “contingente Covid”. Ma non facciamoci illusioni: non avremo più di 3-4 rinforzi per istituto e per lo più verranno dirottati nelle scuole dell’ infanzia e nella primaria».

Fonte: Il Tirreno Lucca

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