Donne in sanità: una risorsa solo a tratti

Un momento del convegno di Chianciano Terme

Per due giorni a Chianciano Terme (Siena) si è parlato del ruolo della donna all’interno della sanità. Con un focus sulla Toscana, che è stata al centro della survey “Diversità di genere in sanità” presentata dal Coordinamento Anaao Donne Toscana. Un’indagine sulla condizione femminile nel Ssr, che ha visto la partecipazione di quasi 1500 medici. Quello che emerge è un quadro regionale positivo ma con varie criticità. A delineare la situazione è Concetta Liberatore, promotrice del progetto e responsabile “Affari legali” Anaao Toscana.Dott.ssa Liberatore, quali sono le impressioni dopo il Convegno di Chianciano Terme in tema di “Donne Salute e Sindacato”?
«E’ stato un momento di forte coesione. Sono emerse, come sapevamo criticità, ma Anaao Toscana e le donne che ne hanno parte hanno dimostrato di voler leggere la realtà, intercettando e rappresentando  esigenze e legittimi interessi di una categoria, quella delle donne medico, in trasformazione e alla quale si impegna di  dare una nuova visione di genere».

Dal lavoro interdisciplinare cosa è emerso?
«Sono emerse criticità, quelle che in parte già conoscevamo. Grande presenza femminile, ma scarsa rappresentatività nei ruoli apicali; frammentazione del percorso lavorativo legato alla poca flessibilità; difficoltà nell’approntare gli strumenti di conciliazione da parte delle Aziende toscane. La maternità  purtroppo è ancora causa di discriminazione e non risorsa per la società. La donna medico, al pari di tutte le altre, invece di trovare supporto attraverso le norme che nella carta lo prevedono, è costretta ad appoggiarsi alla famiglia di origine. Anche i compagni e mariti sembrano dare scarso aiuto. E’ a dir poco inaudito che in una Regione come la nostra quasi il 50% delle donne intervistate dichiari di rientrare al far le notti entro i 3 anno di compimento del bambino».

Chianciano ha rappresentato un primo passo importante per il coordinamento Anaao Donne Toscana. In quale direzione vi muoverete adesso?
«Il Coordinamento ne esce rafforzato. Adesso si tratta di chiudere l’indagine, leggere i dati in modo definitivo. Al riguardo un team di giovani statistici fiorentini, Alessio Peluso e Lorenzo Tofani, si stanno impegnando a tal fine. Le proposte sono molte. Passando dalla volontà di strutturare queste giornate di incontro e formazione in modo quasi permanente alla possibilità di offrire una tutela legale rafforzata nell’ambito di genere. Non mancheranno poi, proposte sindacali in materia di contrattazione. Non bisogna dimenticare, infatti, che la flessibilità e gli strumenti di conciliazione possono essere oggetto di azioni positive e conseguentemente di contrattazione collettiva».

La survey ha avuto un grande riscontro. Pensate di farlo diventare un punto di osservazione permanente?
«Sì, perché si tratta del primo screening socio demografico capillare effettuato in Toscana su un totale di 10688 donne iscritte all’Ordine. Inizialmente pensavamo di terminare il lavoro con il convegno, ma vista l’alta adesione, con quasi 1500 partecipanti, abbiamo deciso di continuare la rilevazione. Sicuramente getterà le basi per l’avvio di studi simili in altre categorie. Credo che essa debba essere ripetuta nel tempo in modo da poter valutare la bontà di quello che stiamo facendo».

Come sta la donna all’interno della sanità toscana?

«In una Regione virtuosa come la Toscana non possiamo certo affermare che la donna medico sta male, soprattutto rispetto ad altre situazioni. Ma di sicuro non se la passa meglio delle altre donne che lavorano. L’essere dirigenti non cambia di fatto lo stato delle cose.  Si assiste tuttora ai fenomeni di discriminazione legati al genere. Il dato numerico, costituito dalla forte presenza femminile, non ha portato pari cambiamenti a livello lavorativo.  Abbiamo ancora tanto da fare!».

Quali sono le maggiori criticità? 
«Sono legate alla scarsa capacità di approntare gli strumenti di flessibilità e di conciliazione. Di conseguenza la carriera delle donne medico risulta essere più frammentata così da non raggiungere, in misura proporzionale alla presenza, i ruoli apicali previsti. La nostra Sanità non è ancora una ‘Sanità per donne’».

Dal punto di vista sindacale, quali sono gli aspetti che richiedono maggiore attenzione?
«Per il sindacato costituisce un campanello di allarme il fatto che le donne si sentano discriminate e, tuttavia, non trovino il modo di denunciare le discriminazioni attraverso le tuteli sindacali. Bisogna lavorare per far uscire le donne allo scoperto, senza senso di vergogna o di colpa. In questo il sindacato può giocare un grande ruolo. Si dovrà in modo sinergico rafforzare la formazione e lavorare per individuare punti di contrattazione collettiva efficaci e realizzabili».

Sarà possibile attivare un “codice rosa” che faccia riferimento al sindacato?
«Penso proprio di si. Nelle giornate di Chianciano questa è stata una delle richieste più forti.  Offrire uno strumento di tutela in grado di dare prontamente chiarimenti, ma anche supporto stragiudiziale e giudiziale qualificato e riservato alle specifiche necessità. Stiamo già lavorando a questa idea che presto diventerà realtà. Al pari della tutela legale permanente, che, in Toscana, il l’Anaao offre ai propri iscritti, affiancandola a quella nazionale».

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