Dalle attese al Cup alle infermiere. Raffica di proteste: Asl nel mirino

Giampaolo Giannoni, coordinatore regionale NurSind

Il primo accesso alla sanità pubblica è … un rinvio. E’ successo a un nostro lettore in questi giorni, ma le lamentele sui social si stanno moltiplicando. «Sabato ho chiamato il Cup dell’ ospedale San Luca e mi sono sentito rispondere dalla segreteria automatica: ‘data l’ alta intensità di traffico consigliamo di richiamare’». Il nostro lettore non si arrende. Fa passare la domenica, dando il tempo agli impiegati di riprendersi dalla dichiarata ‘alta intensità di traffico’ sulle linee telefoniche, e ci riprova. Lunedì però non ottiene nessun risultato diverso. Ancora si inserisce la voce registrata, ancora consiglia di ritentare. Non c’è due senza tre. Ieri l’ ultimo tentativo prima di telefonare, questa volta con successo, alla nostra redazione. «Anche oggi la stessa litania al telefono, ma non c’ è più nessuno addetto al Cup? E noi come dobbiamo fare? Oltretutto per un ciclo di fisioterapie mi hanno rimandato addirittura al maggio 2018. Chiamala efficienza». Momenti difficili, di altissima tensione e scoramento, anche da parte delle infermiere. Il blocco delle assunzioni è un’ ultimora che arriva come una doccia fredda anche nei nostri ospedali. «Le graduatorie sono state bloccate fino al nuovo anno ­ annuncia Giampaolo Giannoni, coordinatore regionale Nursind, sindacato autonomo degli infermieri ­. A questo punto invitiamo l’ assessore regionale Saccardi a fare un giro nelle corsie, laddove turni massacranti, straordinari, ferie non fruite, rendono il lavoro insostenibile». Una situazione avvertita in questi termini anche al San Luca. «Dopo anni di blocco del turnover ­ aggiunge Giannoni ­ stavamo registrando una piccola ripresa dell’ occupazione grazie ai concorsi. Assunzioni indispensabili, considerata la grave carenza di organici. Ma comunque insufficienti a coprire il fabbisogno totale dei servizi, pari a 1.737 unità contro le 950 assunzioni a livello regionale, stimate dalla Ragioneria dello Stato per coprire i servizi minimi». Malumore e preoccupazione sono alle stelle. «Oltre la metà del fabbisogno di personale infermieristico resta scoperta ­ spiega ­, una situazione a cui non sfugge nessuna Asl Toscana». MAL comune? Non basta a consolare, soprattutto se in ballo ci sono i servizi rivolti alla cura del malato. «La scelta della Regione ­ conclude Nursind ­ricadrà sui contratti a termine, incentivando il precariato e l’ impiego di lavoro interinale tra gli infermieri. In contraddizione con quanto fin qui professato. La sanità non ha bisogno di instabilità ma di garanzie. Non è possibile programmare il servizio su un orizzonte temporale così breve». Le infermiere si attivano attraverso i loro sindacati. Nursind ha già avanzato richiesta formale di un incontro in Regione.

Fonte: La Nazione Lucca

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