Dai cesarei ai tumori, la sanità toscana tra luci e ombre

Luca Coletto, presidente Agenas

Due centri oncologici che lavorano molto e dietro un’offerta ancora un po’ sparpagliata, un numero basso di cesarei, una cardiochirurgia forte ma con alcune ombre, peraltro sempre le stesse. Il Programma nazionale esiti (Pne) realizzato dall’Agenzia delle Regioni, l’Agenas, racconta di una sanità toscana che funziona, anche se ci sono ancora margini di miglioramento in certi settori e alcuni numeri sorprendono in negativo.

La diffusione del Pne è stata motivo di polemica tra la Toscana e Agenas. Colpa di una mappa dell’Italia pubblicata nella presentazione del lavoro dal quale la nostra regione non uscirebbe bene come dovrebbe. Ma di classifiche e confronti la sanità è piena. Giusto domani verrà resa nota quella dei Lea, livelli essenziali di assistenza, basata su una serie di indicatori discussi dalle stesse regioni (dati economici, liste di attesa, vaccinazioni e tanti altri). La Toscana in quella graduatoria è prima.

Tornando al Pne, viene evidenziata una cardiochirurgia toscana in salute, basta vedere i dati sul bypass. C’è però il problema dell’azienda ospedaliera pisana che si ripresenta. Questo reparto ha infatti una mortalità troppo alta, addirittura del 4% contro una media italiana del 2,3%. Alcuni anni fa l’allora assessore Luigi Marroni avevano detto che sarebbe stato chiuso. I dati per un po’ sono migliorati, ora tornano critici. Sempre in cardiochirurgia, ma questa volta pediatrica, salta all’occhio un’altra scelta politica ormai antica della nostra Regione, sulla quale non si è mai voluti tornare indietro. Gli ospedali che lavorano di più in Italia stanno a Milano, Roma, Bologna, Napoli, Torino. E Massa, la città scelta dalla Toscana per questa attività malgrado ci sia un ospedale pediatrico nel capoluogo di Regione (in classifica dopo l’Opa, tra l’altro, arrivano Padova, Genova, Ancona).

Le due aziende ospedaliere di Careggi e Pisa staccano di gran lunga quella di Siena quando si tratta di oncologia e si piazzano quasi sempre alle prime posizioni in Italia per quanto riguarda il volume dell’attività chirurgica. Si tratta di un indicatore fondamentale in questo campo, visto che di solito chi lavora di più, in sanità, lavora meglio. Ovviamente la cura del cancro non dipende solo dalla sala operatoria. Pisa è leader in Italia, ormai da anni, per la tiroide. Nel 2015 ha curato 854 casi (Padova è seconda con 500. L’ospedale va bene anche nel tumore del colon (338 casi e un piazzamento ai vertici della classifica italiana). Careggi da sempre fa tanti interventi di tumore alla prostata (436 casi, più del doppio di Pisa) e al rene ed è crescita molto per il polmone (278 casi, a Pisa sono 250, a Siena 143).

Dietro ai due centri, spesso però ci sono troppi ospedali che fanno numeri bassi, che in questo settore, anche dalla stessa Agenas sono considerati sbagliati. Basta prendere il caso del tumore alla mammella per rendersene conto. In questo campo Careggi fa 844 interventi, Pisa 649 e Ponte a Niccheri 318. Detto del podio, ci sono tante strutture sotto la soglia considerata minima di 120 operazioni. Ad esempio Pontedera è a 97, Montepulciano a 70 e Borgo San Lorenzo addirittura a 42.

La grande diffusione di un intervento come quello di rimozione della colecisti, è invece alla base, probabilmente, dei dati non sempre positivi riguardo alle complicanze (nella tabella sopra). Un altro indicatore importante è l’intervento sulla frattura del femore, che riguarda soprattutto anziani e deve essere effettuato entro 2 giorni dall’ingresso in ospedale per evitare problemi gravi. Ci sono ancora troppe realtà, in Toscana, dove i dati sono bassi, magari non distanti da quelli della media italiana ma lo standard internazionale è dell’805.

Tra i dati c’è la mortalità per infarto. Si tratta di un problema legato a vari fattori, ad esempio alla velocità dei soccorsi, al sistema di emergenza-urgenza ma anche alla codifica della diagnosi all’interno dell’ospedale. Fatte queste premesse, se si osservano i dati, rispetto a una media italiana del 9,03%, l’azienda ospedaliera di Pisa è al 12,1%, quindi sta sopra. Se si valutano solo le grandi strutture, perché le piccole possono seguire gli infarti solo dopo trattamenti salvavita svolti altrove, la seconda ad avere i dati peggiori è Careggi, con 9% di mortalità. Il mondo all’incontrario rispetto all’oncologia.

Fonte: La Repubblica

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