Da Abu Dhabi a Pisa, il mago dei robot in corsa per la cardiochirurgia

A Pisa situazione d'emergenza per il ponte

È l’ultima tessera di una rivoluzione silenziosa, messa a punto a piccoli passi, ma c’è chi dice (e teme) possa innescare un domino nella sanità toscana. Terremotare interi reparti, aprire “faide” fra accademici, cambiare ritmo al “cuore” di Cisanello e fiaccare il battito di altri centri d’eccellenza. Eppure c’è un bando pubblicato dall’università di Pisa a settembre che per il policlinico universitario è l’occasione per una svolta epocale, un concorso che potrebbe risollevare un settore in crisi da anni: la cardiochirurgia.Da lì a novembre scorso è andato in pensione il primario, Uberto Bortolotti, il luminare che guerreggiò con Mario Mariani, scomparso due anni fa, l’icona su cui la chirurgia del cuore pisana ha costruito le sue glorie e le sue dannazioni. E la chiave potrebbe essere proprio uno dei nomi finiti nella rosa dei candidati. Si chiama Johannes Bonatti, come il grande alpinista. Austriaco, anni di esperienza da professore a Baltimora, negli Stati Uniti, e dal 2012 al Cleveland Clinic Heart and Vascular Institue di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, un luminare a tutto tondo ma specializzato nella cardiochirurgia robotica. Un profilo perfetto per trasformare il “10” di Cisanello in uno dei più grandi centri italiani dedicati alla chirurgia robotica toracica e del cuore.
Da tempo in fondo la cardiochirurgia è il nervo scoperto del padiglione. Corsie e sale operatorie negli ultimi due anni hanno cambiato i primari in quasi tutte le unità operative. A settembre è arrivato alla Cardiologia 1 Raffaele De Caterina. Alfredo Mussi è stato sostituito dal suo allievo, Marco Lucchi, alla chirurgia toracica. Mancava solo la chirurgia del cuore. E a stare alle pagelle elaborate da Agenas, l’agenzia sanitaria delle regioni, anche nel 2017 è stato un rimorchio per reparti locomotiva. Eppure proprio a pochi passi dal 10, da un paio d’anni c’è una piccola-grande avanguardia della sanità toscana, il centro di Chirurgia robotica guidato da Franca Melfi, una top player del bisturi digitale.
Proprio partendo dal torace, è riuscita a fare di Pisa un polo attrattivo per i camici bianchi di tutta la regione. Ogni mese arrivano a operare qui esperti di varie discipline e lo fanno usando i tre robot Da Vinci. Bonatti è uno dei pochi cardiochirurghi al mondo che abbia dimestichezza con la sua tecnologia. Ma per Pisa, e la Regione, non è una scelta facile. Non è un caso che proprio una settimana fa, il 16 gennaio, il rettore Paolo Mancarella abbia dato l’ok alla richiesta di proroga della commissione. A chi sta valutando i curricula dei pretendenti al posto da primario serve ancora tempo. Il responso arriverà il 22 marzo.
E il nome di Bonatti non è il solo valido in corsa. Ma è quello che più di altri potrebbe aprire una crepa nei rapporti fra Regione, Enrico Rossi, Stefania Saccardi e le direzioni generali di almeno altri due ospedali: Careggi e l’Opa di Massa della Fondazione Monasterio. Tradotto: le eccellenze, secondo le classifiche Agenas. Non incontrerebbe veti il nome di Massimo Bonacchi, prof associato in forza alla cardiochirurgia universitaria di Firenze, un allievo di Pierluigi Stefano, il super chirurgo che macina i grandi numeri di Careggi, da cui cerca autonomia. Specializzato in chirurgia mininvasiva corre anche Alberto Repossini, 58 anni, milanese, una cattedra a Brescia. E da Padova ha partecipato alla selezione Andrea Colli. Infine, potrebbe sperare di tornare a Pisa, dove si è laureato nel 1987, Marco Zanobini, oggi al Centro cardiologico Monzino. Nessuno dei quattro, però, avrebbe il profilo per generare un polo robotico del cuore tanto forte da far avvertire in altri il rischio di venir fagocitati. Uno spettro che aleggia a Massa, dove naufragherebbe il sogno cullato per anni da Rossi. Il governatore sperava di valorizzare l’esperienza della cardiochirurgia dell’Opa fondendola con Pisa, ma affidando ai suoi medici la rinascita e la guida del “cuore” di Cisanello.

Fonte: Il Tirreno Pisa

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