Cup unico regionale. Milioni di dati ai privati

La Regione vuole esternalizzare il servizio, affidandolo a un’ unica società in grado di rispondere al telefono (e allo sportello) a tutti i pazienti toscani. Sarà privata, ma in parte è già così. Se chiamate il Cup ­ il Centro unico di prenotazione delle Usl ­ a fissarvi esami e visite non è più un dipendente pubblico, ma spesso un operatore che lavora per le cooperative o per le aziende private che hanno in appalto il servizio. Il nuovo bando di gara ­ di cui si sta occupando l’ Ente di supporto tecnicoamministrativo regionale (Estar) ­ è quasi pronto e con ogni probabilità verrà pubblicato entro la fine dell’ anno. Con il Movimento 5 Stelle e la Cgil da mesi in fibrillazione: i consiglieri regionali pentastellati sono preoccupati sull’ uso che verrà fatto della mole di dati (per altro sensibili) che finiranno in mano ai privati, mentre il sindacato vuole una clausola di salvaguardia per salvare il lavoro degli attuali dipendenti privati dei Cup, ora in bilico a causa del nuovo bando.LA GARA MILIONARIA. La gara per il nuovo Centro di prenotazione è imponente e l’ Estar non esclude di dividerla in lotti. Lo rivela il direttore generale dell’ ente, Nicolò Pestelli. «Dovrà essere fatta bene ­ dice ­ e il nostro obiettivo è migliorare il servizio: un Cup più veloce e più efficiente per ogni cittadino». Ad oggi la situazione è molto frammentata: l’ Usl Toscana centro, dopo aver esternalizzato il servizio, da qualche anno lo ha ripreso in mano. Da Livorno a Massa ­ nella nord ovest ­ alcuni servizi rimarranno pubblici, come in Versilia, mentre per fissare una visita in regime di intramoenia (in ospedale, ma a prezzi più alti scegliendo il medico) si parla sempre con un operatore della “Evolve Consorzio Stabile” e “Deloitte Finance Process Solutions”. Sono le due società, riunite in un’ associazione temporanea di impresa, che nel 2015 hanno vinto l’ appalto di quattro anni nell’ Usl Toscana Centro, poi esteso a tutta la regione per via di un accordo quadro definito già nella gara fiorentina. «Era un’ opzione da esercitare ­ sottolinea Pestelli ­ in caso di necessità. Ma ora siamo concentrati sulla nuova gara». Il bando riguarderà tutto il resto: funzioni di back­office e front­office, servizio di cambio di medico di famiglia e la prenotazione degli esami che prevedono il pagamento del ticket del Servizio sanitario nazionale. I NUMERI DELLA SANITÀ.I numeri sono imponenti. E lo rimarranno anche qualora la gara d’ appalto venga suddivisa in lotti. Nel 2016, attraverso il Servizio sanitario nazionale, in Toscana sono state 55.230.978 le prestazione erogate fra visite e test, di cui 39.151.239 esami di diagnostica di laboratorio (come i prelievi del sangue e tutta la chimica clinica) e 4.438.784 visite specialistiche. Un milione e 408mila, invece, sono state tutte le prestazioni erogate in regime di intramoenia, a un prezzo più alto di quelle che prevedono solo il ticket, ma sempre negli ospedali o comunque dentro le strutture pubbliche. I dati sono forniti dall’ assessorato al Diritto alla salute della Regione Toscana.
PROTESTA DEI 5 STELLE. È giusto che un’ azienda privata abbia in mano una mole così grossa di dati sensibili? Se lo chiedono i consigliere regionali del Movimento 5 Stelle, con in testa Andrea Quartini, che di lavoro fa proprio il medico. «Non bastava privatizzare questo servizio costringendo i cittadini ignari ad affidare notizie sulle loro condizioni di salute a dipendenti di ditte private ­ spiega Quartini ­ ma hanno deciso persino che questa mole di dati sensibili debba passare da un’ unica realtà privata. Ennesimo effetto perverso della riforma Saccardi­Rossi». L’ unica soluzione ­ secondo il consigliere pentastellato ­ è internalizzare tutto il servizio, impiegando solo i dipendenti delle Asl. «Centinaia di lavoratori precari, dipendenti delle società affidatarie nelle ex Asl, potranno perdere il lavoro in questo scenario e molti di questi ancora lo ignorano», conclude Quartini. Ma sui dati sensibili, Pestelli fa chiarezza. «Lo stesso ragionamento, nel caso, potrebbe valere per chi ci fa la consulenza informatica ­ conclude il direttore generale dell’ Estar ­ ma non c’ è alcun pericolo: la privacy è garantita dalla legge».

Fonte: Il Tirreno

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