«Concorsi, a Careggi un sistema per bloccare i docenti non graditi»

Fine corsa per il dirrettore del Dipartimento alla salute

Pilotavano i concorsi della facoltà di medicina per danneggiare i «docenti invisi ai potentati bloccandone le carriere». Questa l’ipotesi della Procura di Firenze nell’inchiesta sui bandi per il reclutamento di professori e ricercatori a Careggi. Nelle dodici richieste di interdizione avanzate dal pm Tommaso Coletta si legge che le indagini della Guardia di Finanza — partite un anno fa — hanno svelato un «sistema strutturato e stabile» che ruotava intorno alla Commissione di indirizzo e autovalutazione (Cia), organo ausiliario del Dipartimento di chirurgia e medicina traslazionale dell’Università (Dcmt). I componenti della Commissione, professori in carica per quattro anni, segnalano quanti e quali posti mettere a concorso. È il Consiglio di dipartimento — che comprende professori di ruolo e ricercatori a tempo determinato e indeterminato — poi ad approvare l’attivazione dei concorsi.L’inchiesta prende il via dalla denuncia del professore Oreste Gallo. In un esposto alla Procura racconta che il 9 settembre 2014 il Dcmt — presieduto da Paolo Bechi, ordinario di chirurgia generale, direttore del Dipartimento, al vertice della Cia, poi prorettore — aveva stabilito un ordine di priorità dei concorsi per professori ordinari sulla base di criteri diversi da quelli stabiliti dall’Ateneo, «allo scopo — si legge nella denuncia — di favorire indebitamente la progressione di carriera di candidati interni al Dipartimento», e a suo danno.
Al termine di quella riunione del 9 settembre viene stabilita una graduatoria dei posti da bandire con un ordine di priorità: in testa chirurgia generale, poi anatomia patologica, malattie cutanee, infettive e apparato digerente, otorinolaringoiatra e audiologia, malattie dell’apparato visivo. Ma quella decisione, secondo quanto denuncia il professor Gallo, sarebbe avvenuta senza discussione e senza votazione da parte della commissione indirizzo e autovalutazione. Il professor Bechi, da novembre in pensione e ora professore a contratto, è uno degli indagati per cui la Procura ha chiesto la misura interdittiva. Il pm gli contesta l’accusa di abuso d’ufficio, falso e turbata libertà del procedimento di scelta.
Indagati anche Monica Calamai, dg dell’assessorato e fino al marzo 2018 dg dell’Aou di Careggi, e Rocco Damone, attuale direttore generale della stessa Azienda ospedaliero universitario: per loro la procura non ha chiesto l’interdizione. «Confermiamo la nostra fiducia in Monica Calamai e in Rocco Damone, persone della cui onestà, capacità e rigore nel perseguire l’interesse pubblico non dubitiamo. Attendiamo gli esiti dell’indagine e confidiamo che si possa fare chiarezza nel più breve tempo possibile». Lo affermano, in una nota, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e l’assessore regionale al diritto alla salute Stefania Saccardi
Dopo le proteste di Gallo nel gennaio 2016 viene convocata una nuova riunione del Dipartimento — diretto dal 2015 da Marco Santucci, ordinario di anatomia patologica — nel corso della quale viene cambiata la graduatoria: anatomia patologia sale mentre l’ultimo posto è sempre «riservato» a otorinolaringoiatria, cioè al professor Gallo. Che continua inutilmente a protestare. Sulla base dei criteri forniti dall’Università — rivendica Gallo — otorino doveva essere al secondo posto in graduatoria. Anche per il professor Santucci, indagato per turbata libertà del procedimento di scelta, è stata chiesta la misura interdittiva. Insieme a lui ci sono il chirurgo Fabio Cianchi, il chirurgo plastico Marco Innocenti, Gabriella Pagavino, ordinario di malattie odontostomatologico, Nicola Pimpinelli, ordinario di malattie cutanee, Donato Nitti, oncologo, Gianni Virgili, ottica fisiopatologica.
La legge Gelmini sull’autonomia ha dato alle Facoltà il potere di darsi uno statuto. Così ha fatto l’Università di Firenze che nel 2017 ha anche adottato diverse circolari sui requisiti per le chiamate di professori e ricercatori, obbligando a dichiarare nei verbali i criteri: la sofferenza didattica, la carenza di professori ordinari, infine la riduzione dell’organico per pensionamenti. Criteri che secondo gli inquirenti non sarebbero stati rispettati dal momento che i concorsi avrebbero procurato solo un avanzamento di carriera per alcuni professori.
L’altro bando finito nel mirino della Procura è quello da professore associato a neurochirurgia. Dopo il pensionamento dell’ospedaliero Franco Ammannati l’Università ha bandito il concorso vinto da Alessandro Della Puppa, anche lui ora indagato per abuso d’ufficio insieme ai componenti della commissione. Si tratta dell’ex prorettore Bechi, e dei neurochirurghi Roberto Delfini di Roma, Franco Servadei di Milano e Domenico D’Avella di Padova. Per tutti, accusati di abuso d’ufficio, c’è la richiesta di interdizione: avrebbero individuato come vincitore il chirurgo arrivato da Padova «prima che venisse espletato il concorso». Della Puppa fino ad allora era professore a contratto nella scuola di specializzazione di neurochirurgia all’Università di Padova. Nel suo curriculum si legge che «ha svolto attività clinica continuativa dal 2000 ad oggi con crescenti livelli di responsabilità. Presenta un’ottima casistica operatoria che comprende 1850 interventi come primo operatore, molti dei quali di elevata complessità». Per questo il giudizio della commissione era stato ottimo. Gli interrogatori davanti al gip Anna Liguori partiranno l’8 febbraio.

Fonte: Corriere Fiorentino

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