Colle Val d’Elsa: guardia medica, quanti problemi. Se la precarietà diventa disagio

Presidio di Campolungo

Di notte non ci si fa caso, perché nel buio che avvolge tutto un’ insegna spenta quasi non si nota. Di giorno, però, quell’ insegna penzolante sopra una porticina che sembra più adatta ad un ripostiglio che alla dignità di un ambulatorio medico, dice tutta la precarietà della situazione in cui sono ridotti gli ambienti della guardia medica al presidio sociosanitario Asl di Colle, a Campolungo. Precarietà che diventa disagio di fronte al cartello affisso sul vetro della porta d’ ingresso. Dice: «Il campanello non funziona, si prega di bussare forte. Scusate il disagio».

Il medico in servizio arriva dopo due o tre colpi ben assestati: «Ci tocca fare gli usceri, scusate ­ dice allargando sconsolato le braccia ­ Siamo messi un po’ male, ci sono tante cose che non funzionano più e che non si riesce a far riparare». L’ insegna che non si illumina e che sembra sul punto di staccarsi e cadere e il campanello muto, non sono i soli problemi di una struttura inaugurata solo poco più di cinque anni fa, a novembre 2011. Il dottore (che per ragioni di privacy preferisce non essere citato) spiega, infatti, che anche il videocitofono è guasto da mesi e non è stato riparato: «Non possiamo vedere prima chi c’ è alla porta, per questo dobbiamo ogni volta muoverci e venire di persona ad aprire. Non è un problema di limitazione delle nostre prestazioni professionali, è soprattutto un problema di sicurezza personale notturna. Non avendo nessun filtro protettivo, il medico in servizio non ha neanche scelta, deve per forza comparire davanti a chi ha bussato, che, se fosse un malintenzionato, avrebbe gioco facile. Non penso tanto a me e agli altri colleghi uomini, quanto alle colleghe donne che, comprensibilmente, vivono con molta più ansia le ore di servizio notturno. Anche per i pazienti, la situazione è difficile: per il buio che rende problematico l’ accesso (sono state segnalate perfino cadute per aver inciampato in ostacoli visibili solo di giorno ­ndr), ma anche perché, se il medico è impegnato con altri pazienti, non avendo risposta possono credere che non ci sia nessuno e, addirittura, rinunciare alla prestazione. La scarsità di illuminazione è un problema anche per noi medici, che abbiamo dovuto munirci di torce per andare con più sicurezza dall’ ambulatorio alla macchina e viceversa».

Fonte: La Nazione Siena

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