Carenza di medici: l’Elba in ginocchio. Caccia ai sostituti in mezza Toscana

Dal segretario Anaao Toscana accuse sulla gestione del Ssr

«Vogliono obbligarci ad andare all’Elba, senza neppure un alloggio», lancia l’allarme un ortopedico. «Un collega ha già preso servizio e si è trovato a dover dormire nella camera di sicurezza del posto di polizia al pronto soccorso, una volta è stato perfino sfrattato da una persona in stato di fermo», racconta un altro. «Ci deportano», è ormai il refrain, un tantino enfatico, nelle chat dei camici bianchi da Livorno alla Versilia.L’aut -aut dell’Asl. Perché c’è un aut aut arrivato cinque giorni fa ai primari delle ortopedie e alle aree mediche dell’Asl Toscana nord ovest che scuote medici e infermieri, un documento che mette nero su bianco la crisi del sistema sanitario regionale, ormai avvitato nella spirale di una cronica penuria di risorse e specialisti. È firmato dai vertici dell’azienda sanitaria e dai direttori dei dipartimenti di Chirurgia, Ortopedia e Traumatologia. E al di fuori del burocratese, suona così: o inviate volontari in aiuto all’ospedale di Portoferraio o li obbligheremo.
In gergo si chiama «mobilità d’urgenza», di fatto da domani potrebbero piombare sui reparti degli ospedali dell’ Aslona ordini di servizio che imporranno ai medici di fare le valigie e per una settimana trasferirsi sull’isola.

Pronto soccorso Sos. I rinforzi servono a tamponare il surplus di accessi generato dalla presenza dei turisti in estate. Soprattuto in pronto soccorso. Un boom che trasforma il policlinico elbano in un centro con i volumi di cure da erogare maggiori perfino a quelli di un ospedale di una città come Prato. Da 32 mila abitanti
l’isola diventa un’area da 250 mila persone. Ogni anno così in estate si alternano 200 medici in arrivo dal continente. Tempo già scaduto Il guaio è che il diktat dell’Asl ai primari è scaduto ieri. «Non abbiamo coperto ancora tutti i turni di qui a settembre, ma abbiamo diverse adesioni – conferma la direttrice generale dell’Asl Letizia Casani – Faremo un punto lunedì (domani, ndr), c’è anche l’idea di siglare una convenzione con l’Asl Centro. Vorremmo evitare di far scattare gli ordini di servizio, la consideriamo una soluzione estrema».

Ortopedici e 118 cercasi. Eppure per alcuni settori potrebbe essere una strada obbligata. «Manca ancora qualche ortopedico, ma ci siamo quasi; la vera emergenza resta sui chirurghi, radiologi, infermieri e medici del 118, i dottori da impiegare sulle ambulanze», conferma una fonte dell’azienda sanitaria al Tirreno. E fra scegliere di lavorare all’Elba come volontario e esserci obbligati c’è una bella differenza: «Da volontario si viene retribuiti in regime di libera professione intramoenia. Anche se poi vanno recuperate le ore di attività istituzionale perse nei sei mesi successivi, si guadagna bene, può valerne la pena. Se sei destinatario di un ordine di servizio, invece, lavori con la stessa retribuzione se si esclude una piccola indennità da fuori sede», racconta un ortopedico. Ma allora perché è così difficile trovare volontari? «Semplice. Nessuno dei Comuni si è premurato di mettere a disposizione dei medici volontari un residence a prezzi calmierati. Avete idea di quanto costi soggiornare all’Elba in estate? ». Da anni Asl e Comuni discutono per trasformare la vecchia sede dell’Apt a Portoferraio in una foresteria da 12 posti. Il progetto è rimasto lettera morta: i posti sono appena 3. Ma non sono solo le difficoltà logistiche a scoraggiare l’esilio.
La rete a rischio. «L’eventuale ricorso alla mobilità d’urgenza – dice Flavio Civitelli, segretario toscano del sindacato dei medici Anaoo – rischia di mettere il sistema sotto stress nel periodo estivo, quando tutti i reparti sono a corto di personale per effetto delle ferie e di una cronica scarsità di specialisti. Il pericolo è quello di sguarnire altre strutture, riducendo la sicurezza clinica in tutta la rete ospedaliera in continente. Gli ortopedici e i medici di urgenza sono pochi a causa di cattiva programmazione nelle scuole di specializzazione e perché i pochi giovani in uscita dalle scuole di specializzazione ormai si trasferiscono all’estero, attratti da stipendi più alti e prospettive professionali più rosee. Creare condizioni di vita lavorativa insostenibile non fa che peggiorare la fuga dagli ospedali, per una specialistica molto richiesta dalla sanità privata sia in Toscana che fuori».
La beffa del cartellino. Non solo. Costringere i medici a trasferirsi con un ordine di servizio potrebbe rivelarsi una beffa. «Ognuno di noi – dice un medico del Versilia – non avendo un alloggio a prezzi agevolati, si recherebbe a timbrare nel proprio ospedale per poi mettersi in auto fino a Piombino e da lì farsi due ore di traghetto. Ogni giorno 5 ore perse in viaggio».

Fonte: Il Tirreno

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