«Basta ritardi»: ma svolta pronto soccorso

Polemica a distanza tra l'Asl Toscana sud e la Fimmg

Vi è mai capitato di passare tante ore su una lettiga del pronto soccorso o di ritrovarvi in una stanza lunga sei metri sotto osservazione insieme ai casi e alle situazioni più disparate? Bene, nel vulcano sanità almeno quell’aspetto sembra in via di miglioramento. La conferma arriva dal direttore del San Donato Massimo Gialli: altri 8 posti di osservazione veloce e una modifica strutturale che aumenti gli spazi e quindi la qualità della risposta.Una novità che filtra tra le pieghe degli stati generali della sanità, sullo sfondo un po’ anomalo del velluto rosso della platea e dei palchi del Petrarca. No, per ora non è un ospedale sul velluto. E l’attacco più duro della giornata arriva dal presidente del Calcit Giancarlo Sassoli.
«Bisognerebbe cominciare a dare la realtà vera: 28 giorni per una colonscopia? La mia ultima esperienza è di 100 giorni. La senologia è un’eccellenza? Sì ma le operazioni vanno anche oltre i 45 giorni. L’Estar per tre anni ha bloccato l’acquisto della Pet. D’estate ci sono blocchi di settimane».
Un fiume in piena, che sia magma o semplice acqua. Duro anche sulla Aslona. «Non ha portato nulla di buono: ripartiamo da là, magari restiamo con Siena centrando su Grosseto la sanità della costa».Musica per le orecchie del sindaco Alessandro Ghinelli e dell’assessore Lucia Tanti, che sul punto hanno finito la mina della matita.
«Sappiamo che non è questo l’ambito nel quale la riforma regionale è modificabile: ma prendiamo atto che a pesarla così sono quasi tutti gli aretini». Una parte è lì, sullo sfondo del velluto rosso. Ma sono soprattutto tecnici e protagonisti della sanità, pubblica e privata.
Con il mondo del volontariato sul piede di guerra. «Di qui a qualche mese non saremo in grado di garantire più lo stesso livello di emergenza» dice Carlo Cigna a nome di tutte le associazioni che affiancano il 118 con ambulanze, partenze ed interventi.
Ogni sassolino vola fatalmente dalle scarpe verso il nuovo direttore generale D’Urso, che però per nove ore e 40 minuti tutto ascolta e tutto segna. Comprese le preoccupazioni dei suo medici. Come il responsabile di ematologia oncologica («se non ci fanno usare i nuovi farmaci possiamo anche chiudere, eppure siamo ai massimi livelli») o chi dal mondo della pediatria profila il rischio della fuga verso il Meyer. I più disegnano una sanità di entusiasmi che si scontra con quella dei ritardi e dei tempi lunghi. L’orgoglio di chi ormai salva bambini di appena 29 settimane e un chilo di peso, la carica di nuovi primari, ai quali D’Urso affida il compito non solo di operare ma anche di fare squadra.
Intorno il pressing è unidirezionale: Arezzo dimenticata nella grande Asl, investimenti dappertutto meno qui. Messaggi in croce per Enrico Rossi («Arezzo non ne può più») ai quali il dg replica con il suo principale fiore all’ occhiello: aver riattivato i 20 milioni a disposizione per la chirurgia. «Non capisco perché per un progetto ci voglia il triplo che per fare un figlio». Neanche noi, in effetti. E le mamme in sala ancora meno.

Fonte: La Nazione Arezzo

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