Attese per chirurgia? Si può fare di più

Nell'Asl centro riduzione delle visi

Nonostante il grande dispiegamento di forze e investimenti messo in campo dalle aziende sanitarie e ospedaliero universitarie, con la regia della Regione Toscana, servirà tempo per vedere i risultati. Il Piano di abbattimento delle liste d’attesa si è per ora focalizzato principalmente sulla riorganizzazione e ottimizzazione dei servizi per aumentare l’offerta della specialistica ambulatoriale (visite ed esami), anche se nel mirino ci sono pure gli interventi chirurgici e, nella maggior parte delle aziende, sono già partiti, o stanno partendo, parallelamente, anche i correttivi per andare a bersaglio sulle liste operatorie dove, in tutta la Toscana, ci sono 20mila persone in lista d’attesa.Nel frattempo, dal monitoraggio della programmazione e dell’offerta chirurgica e dalla valutazione delle sostenibilità delle scelte gestionali, stilato dall’Agenzia regionale di sanità per l’anno 2018 emergono grandi criticità. Anche per quanto riguarda gli interventi per patologia oncologica che, in base alla legge regionale, devono essere effettuati entro 30 giorni dalla presentazione del paziente, non sono tutte rose e fiori.
Per esempio negli ospedali dell’Asl Nord Ovest (Lucca, Viareggio, Massa, Pisa, Livorno) solamente il 49% delle pazienti con tumore al seno viene operata entro i 30 giorni stabiliti, nella Sud Est (Siena, Arezzo Grosseto) la percentuale sale al 60%, ma complessivamente il dato toscano (con il 64% degli interventi nei tempi) è ancora ben lontano dal raggiungimento della soglia del 90% cui il ministero chiede di allinearsi entro il 2021 ma anche della soglia momentanea. Maglia nera per gli interventi per tumore della prostata, l’azienda ospedaliero universitaria Pisana, con il 20% di operati entro 30 giorni. Arriva al 22% Careggi e, nel complesso, la Toscana non supera la soglia del 29% dei pazienti oncologici trattati nei tempi previsti dalla legge.
Casi complessi, troppo numerosi rispetto alle risorse a disposizione, spiegano i direttori generali. Ma non solo. Il dg dell’Asl Toscana Centro, Paolo Morello Marchese, contesta il sistema di monitoraggio utilizzato dall’Agenzia regionale di sanità che prende in esame le schede di dimissione ospedaliera, lo stesso sistema peraltro usato per valutare le performance delle singole aziende sanitarie.
«Questi dati vanno presi con molta cautela perché ci sono molte variabili che non vengono prese in considerazione – va all’ attacco Morello – Molto spesso la classe di priorità degli interventi non è quella attribuita, così come calcolando il tempo di attesa tra l’inserimento in lista e l’intervento, non vengono considerati i tempi di eventuali rinvii o sospensioni dovuti anche a trattamenti chemioterapici o radioterapici necessari prima dell’ effettuazione di alcune operazioni».
Insomma, Morello attribuisce i brutti risultati che emergono a macchia di leopardo un po’ in tutte le aziende sanitarie della Toscana su specifiche specialità chirurgiche, al sistema di rilevazione utilizzato dall’Agenzia che la Regione ha deputato alla raccolta di questi dati.
Continuando nella lettura del report emerge che a Careggi, entro 30 giorni, si riesce a dare risposta al 60% delle persone con tumore al colon, a Cisanello al 52%, mentre negli ospedali dell’Asl Toscana Sud Est la percentuale sale all’89% (con una media regionale del 69%). A Cisanello e Careggi, ancora più critica la situazione per il cancro del retto, a Pisa entro un mese viene operato il 36% dei pazienti e a Firenze il 45% (con una media Toscana del 65%). Anche sulla tiroide l’Asl Toscana Centro si ferma al 46% di pazienti operati entro il mese dall’ingresso in lista.
In base ai dati dell’Ars del 2018 la legge dei 30 giorni è disattesa quasi ovunque, più o meno gravemente.
Può darsi sia colpa del sistema di rilevamento, ma l’impegno per migliorare dovrà essere massimo. Anche perché per gli interventi non oncologici e non urgenti la situazione è decisamente peggiore.

Fonte: La Nazione Prato

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