Asl, gli esami non finiscono mai. Anche la prevenzione è un’odissea

Sentenza a favore dei medici

Più che un elenco di appuntamenti per accertamenti clinici pare un bollettino di guerra. Ecografia all’ addome? Primo posto libero fra un anno: 20 settembre 2018. Però se è urgente, beh, il posto si trova prima: a giugno. Tomografia ottica computerizzata? Ancora più in là: gennaio 2019. E nel frattempo si può diventare ciechi. Una mammografia nel rispetto di quel principio di prevenzione sui cui tanto (e giustamente) si spinge? Anche qui gennaio 2019. E siamo al paradosso più totale perché il sistema sanitario consiglia di sottoporsi a questo importantissimo esame una volta l’ anno, ma la nostra derelitta Asl non è in grado di prenotare una mammografia prima di due anni. Questi sono alcuni dei tanti esempi che, ogni giorno, i cittadini alle prese col sistema sanitario consegnano alle cronache e al web. E’ un disastro quotidiano che contrasta ferocemente col principio dell’ abbattimento delle liste d’ attesa che Asl e Regione stanno (starebbero) portando avanti. Secondo loro, peraltro, con successo, ma le parole degli utenti dell’ Empolese Valdelsa riportano ben altro. I tempi d’ attesa, infatti, hanno conseguenze ben più pesanti sulle fasce più deboli. Lo spiega benissimo, in un post sulla pagina facebook ‘Sos per il Comune di Empoli’, Sabrina Ciolli: «Gli esenti non hanno scelta, devono solo aspettare. Gli altri, anche quelli in prima fascia (‘Era’ per intendersi) possono scegliere fra spendere 38 più dieci uguale 48 euro e aspettare otto mesi o spendere 90 euro (per un addome completo) o 62 per un eco alla spalla e fare subito l’ esame in libera professione». Infatti, sempre più spesso, chi se lo può permettere decide di raddoppiare la spesa prevista per il ticket (che è di circa cinquanta euro) e corre nelle strutture private dove magicamente l’ appuntamento salta fuori nel giro di poche ore. Ma, si chiedono in molti, è giusto ‘spostare’ tutti quei servizi, che la sanità pubblica dovrebbe necessariamente offrire in tempi ragionevoli, verso strutture private o convenzionate. La sanità, contrariamente alla legge, da tempo non sembra più uguale per tutti e queste procedure paiono davvero favorire chi può spendere (ergo scegliere) a discapito di chi ha più difficoltà. Tradotto: le istituzioni, nella sanità, tutelano più chi ha invece di sostenere chi ha meno e soffre per arrivare a fine mese.

Fonte: La Nazione Empoli

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