46 medici in pensione: in 50mila rischiano di stare senza dottore

MADRID, SPAIN - OCTOBER 21: Specialist doctor in infectious illnesses Jose Ramon Arribas (L) and specialist doctors in tropical medicine Marta Arsuaga (2L), Marta Mora (2R) and Fernando de la Calle (R) arrive to attend a press conference about the health of Ebola patient Teresa Romero at Carlos III hospital on October 21, 2014 in Madrid, Spain. Spanish Nurse Teresa Romero has tested twice negative for Ebola after two weeks suffering the illness. Teresa Romero was the first person outside West Africa to contract Ebola during the 2014 spread. (Photo by Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images)

Il primo marzo Danilo Di Nanni, vera e propria istituzione tra i medici di famiglia livornesi, andrà in pensione per raggiunti limiti di età e i suoi oltre mille assistiti dovranno trovarsi un altro curante. Il primo giugno toccherà a Massimo Lessi, mentre a luglio chiuderà l’ambulatorio Mauro Malventi e il mese successivo Giorgio Sardano.Sarà l’inizio di un esodo che l’anno prossimo vedrà altri sette medici appendere il camice al chiodo e che registrerà un vero e proprio boom nel triennio successivo: in totale dal 2018 al 2022 tra Livorno e Collesalvetti raggiungeranno il limite massimo dei 70 anni di età, 46 dottori su un totale di 123 convenzionati. In pratica cesseranno l’attività 4 medici di base ogni 10 oggi in servizio. Sempre che qualcuno non decida di andare in pensione prima…

Tra loro, come si può leggere nella lista a fianco, ci sono i nomi più noti e apprezzati del territorio, Daniele Tornar, Enrico Bianchi, Fabrizio Bigazzi, Paolo Baroncini, Giovanni Mori Ubaldini, Emanuele Tattanelli, Dino Samaritani, Giulio Rosellini, Fabrizio Cosci solo per citarne alcuni, gente che ha fatto la storia della medicina generale in città, una generazione che è cresciuta professionalmente e invecchiata anagraficamente fianco a fianco ai propri assistiti con cui negli anni si è creato un rapporto di fiducia importante e una conoscenza clinica profonda.

Molti dei pensionandi sono cosiddetti “massimalisti”, contano cioè 1500 assistiti, il numero massimo consentito dalla legge. Significa che almeno 50mila livornesi, e forse anche 60mila, da qui al 2022 si ritroveranno a dover cambiare medico.

Ma la scelta – che dal punto di vista della fiducia non è mai semplice – rischia di diventare molto problematica: perché potrebbe mancare il ricambio. Per intendersi: ad ogni pensionamento non equivarrà un nuovo medico convenzionato. E dunque migliaia di livornesi potrebbero ritrovarsi senza dottore.

Il tema è caldo a livello nazionale, dopo l’allarme lanciato nei giorni scorsi dal segretario nazionale della Fimmg, la Federazione italiana dei medici di medicina generale, Silvestro Scotti, secondo cui i pensionamenti dei medici di famiglia nei prossimi cinque-otto anni priveranno 14 milioni di italiani del proprio curante.

Ma a Livorno e in Toscana un campanello era già suonato già da tempo. C’è un aneddoto, raccontato da Enrico Bianchi, medico livornese e vicepresidente dell’Ars (l’agenzia regionale della sanità), che illustra benissimo il quadro: «Era il 2016 quando chiesi alla commissione sanità della Regione di avere la fotografia esatta della situazione, vista l’imminente ondata di pensionamenti di medici di famiglia – racconta -. Mi risposero che non c’erano problemi, che c’erano lunghe liste di colleghi in attesa di un posto. Non fidandomi mi informai dalla responsabile dell’ufficio convenzioni dell’Asl, la quale mi raccontò che in quei giorni per trovare tre medici da convenzionare aveva speso mille euro di telegrammi. La lunga lista in possesso di Asl e Regione infatti non era aggiornata, e molti dei nomi inseriti avevano già trovato un altro lavoro, qualcuno era vicino alla pensione, qualcun altro non c’era più. Insomma, per trovare un medico a cui dare la convenzione bisognava chiamarne cento…».

Il nodo è duplice: da un lato i medici di medicina generale non ci sono, dall’altro il numero chiuso nel triennio formativo post università non garantisce il ricambio generazionale.

Non è un caso che il consiglio regionale abbia commissionato in questi giorni all’Ars uno studio sul turn over. «Sarà pronto a primavera – conferma il direttore dell’agenzia Andrea Vannucci -. Il fatto è che ci fu un boom di ingressi intorno agli anni ’70 e ora quei medici sono in procinto di andare in pensione in blocco».

Dunque? Sul tavolo ci sono due soluzioni. La prima è aumentare il numero dei posti nel triennio formativo post lauream. «Oggi sono 80 all’anno in tutta la Toscana, ma vanno aumentati e traguardati alle uscite – continua Bianchi -. Dopo tre anni di specializzazione, in Toscana i medici devono fare un anno di pausa. In Lombardia invece gli danno le convenzioni già durante il terzo anno. Su questo università e Regione devono lavorare».

L’altra ipotesi sul tavolo è quella di aumentare il massimale: da 1500 a 1800, addirittura 2000 assistiti a medico. «Ma non è soluzione brillante, già l’impegno con 1500 assistiti è rilevante – evidenzia Pasquale Cognetta, segretario della Fimmg di Livorno -. Ora poi, con la medicina di iniziativa e l’impegno aumentato sui malati cronici, il carico diventerebbe problematico. L’unica strada è potenziare gli ingressi, aumentando il numero chiuso del triennio formativo ed evitando perdite di tempo all’uscita dal corso come già accade in altre regioni».

Nel frattempo il rischio di ritrovarsi senza dottore o da un medico con troppi assistiti si fa molto concreto…

Fonte: Il Tirreno Livorno

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